13/12/2024
Le passeggiate
Dopo la seconda apparizione lungo i binari ripuliti da RFI a Calcinelli, l’assessore regionale alle infrastrutture probabilmente tornerà per la terza volta quando saranno ripuliti anche i fatiscenti fabbricati ferroviari.
In mancanza di fatti concreti, una passeggiata è meglio di niente, anche se non si dice quale sarà il futuro dell’ex ferrovia! Ma allora, a cosa servono questi lavoro? Solo per pulire binari che resteranno inutilizzati e saranno di nuovo invasi dalla vegetazione ?
Purtroppo, ancora una vota restano delusi tutti, soprattutto quelli che vogliono sentirsi dire che il treno tornerà, magari a breve. Invece, niente, solo frasi fumose che contrastano con i fatti:
– la Fano Urbino non rientra, come promesso, nell’anello ferroviario marchigiano che doveva comprende Civitanova, Fabriano, Pergola, Urbino, Fano e Ancona;
– la Regione non ha presentato alcun progetto per il ripristino a scopo turistico, materia di sua competenza ed ha speso inutilmente 350mila euro per uno studio che non vuole pubblicare;
– dopo 7 anno non ha avuto alcun effetto la legge sulle ferrovie turistiche (128/2017) anche perché non prevede finanziamenti che oltretutto non possono essere a carico della finanza pubblica;
– il sindaco di Colli/Calcinelli si è detto favorevole a un ciclovia addirittura sopra i binari, senza compromessi;
– tutto il Consiglio comunale di Fermignano, compresi i consiglieri della Lega, si è dichiarato favorevole alla ciclovia lungo i binari; una decisione impegnativa di sicuro
avallata dai vertici del partito.
Basta tutto questo per convincersi che si sta correndo su “binari sbagliati” e bisogna decidere il futuro dell’ex ferrovia metaurense “senza nostalgia del passato”, come dice lo stesso assessore regionale?
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28/11/2024
Non c’è alcun motivo logico per opporsi alla pubblicazione dello studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino; è stato elaborato da RFI, è pronto da due anni ed è costato ben 1milione e 350mila euro. Si spera quindi che la mozione presentata nel Consiglio comunale di Fano non abbia alcun voto contrario, visto che si tratta di conoscere dati indispensabili per un corretto sviluppo di tutta la valle del Metauro. Dallo studio potrebbe emergere che
- il ripristino è possibile: sarebbero felici tutti quelli che credono che migliaia di pendolari, studenti e turisti possano disporre di decine di corse al giorno con treni in grado di correre “fino a 130 km/h”; ci sarebbe anche il sostegno della Regione, del Comune di Fano, di vari partiti politici e di associazioni culturali ed economiche; secondo queste persone il costo sarebbe di appena 87 milioni di euro, IVA esclusa;
- il ripristino non è possibile né tecnicamente né economicamente; infatti, servirebbero varianti di percorso perché, per motivi di sicurezza, un treno non può passare a contatto delle abitazioni; bisognerebbe ricostruire ponti viadotti e gallerie non a norma; installare 97 passaggi a livello sia pubblici che privati; rispettare la legge 128/2017 che impone eventuali finanziamenti “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” (quindi investimenti privati); trovare gestori della linea, ecc. In più, dovrebbe essere revocato il DM 430/2011 che ha deciso la dismissione della linea; da notare che il 3/11/2014 il Presidente della Repubblica ha respinto il ricorso presentato da un’associazione che aveva chiesto l’annullamento del decreto. Il costo totale per la riattivazione e il funzionamento della nuova ferrovia sarebbe vicino a 300 milioni.
- Sapere cosa dice questo studio di fattibilità aiuterebbe a capire cosa fare di un’infrastruttura abbandonata e fatiscente; la soluzione più logica sarebbe una ciclovia che non escluda la presenza a distanza di sicurezza di un mezzo di traporto collettivo moderno ed efficiente. Del resto, proprio questa scelta era stata avanzata dai fautori del ripristino che nel 2015, in una mozione presentata in Consiglio regionale avevano scritto: “non è incompatibile ripristinare la ferrovia Fano – Urbino e prevedere a lato, ove possibile, la pista ciclabile favorendo le rotaie e le due ruote allo stesso tempo”.
Lo studio è stato voluto da politici che, credendo nelle potenzialità di una ferrovia tradizionale, hanno alimentato le speranze di tanti cittadini, in particolare loro elettori; ora, hanno il dovere di rendere pubblico lo studio di RFI, il soggetto più informato su questa materia e, soprattutto, super partes.
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11/11/2024
Le raccolte firme
Su Change.org a inizio 2021 sono state lanciate tre raccolte firme dalle quali è emersa in modo chiarissimo che i cittadini preferiscono realizzare una pista ciclabile e non ripristinare l’ex ferrovia.
1 – Un’importante associazione ha chiesto alla Regione Marche e ai 7 Comuni attraversati dai binari di ripristinare la ferrovia; a sostegno ha portato il valore di Urbino come patrimonio UNESCO, la funzione di trasporto pubblico per studenti, pendolari e turisti, la riduzione del traffico automobilistico e in più un altro elemento che forse ha incrementato il numero delle firme; infatti, al contrario di quanto spesso ha sostenuto, cioè che una pista ciclabile non può passare ai margini dei binari, l’associazione ha chiesto “percorsi ciclabili in affiancamento alla ferrovia”.
Le firme raccolte sono state 950.
2 – Un’altra raccolta firme avviata da un cittadino ha chiesto la riattivazione come metropolitana e il prolungamento verso Arezzo per creare una rete di collegamento con le regioni confinanti; a sostegno, l’utilizzo di un mezzo ecologico, la riduzione dell’inquinamento prodotto dalle auto e lo sviluppo del turismo sostenibile, anche grazie al trasporto di bici sulla metropolitana.
Le firme raccolte sono state 160.
3 – Con la terza raccolta firme un altro cittadino ha chiesto alla Regione Marche la trasformazione dell’ex ferrovia in pista ciclabile; a sostegno, i costi molto più bassi rispetto al ripristino ferroviario, la convenienza dell’uso della bicicletta (in particolare quella elettrica) che non produce danni ambientali, valorizza il patrimonio culturale e porta vantaggi economici grazie al cicloturismo, come già avviene in tante altre ex ferrovie trasformate in apprezzate piste ciclabili.
Le firme raccolte sono state 5.393.
Secondo il Ministero del Turismo, nel 2023 in Italia le presenze nel cicloturismo sono state oltre 56 milioni; nella valle del Metauro, probabilmente zero, visto che non c’è una ciclovia, quella che poteva essere già in funzione se realizzata lungo l’ex ferrovia.
Come mai gli amministratori pubblici e quasi tutti i partiti politici non tengono conto della volontà dei cittadini? Forse lo faranno, ma solo a parole, nelle prossime elezioni regionali del 2025, quando prometteranno la ciclovia e non il ripristino della ferrovia. È già successo nelle elezioni comunali di Colli al Metauro nel 2021.
Nell’immagine, un tratto della ciclovia Alpe Aria realizzato su una ferrovia dismessa

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5/11/2024
Il PUT di Fano
Il nuovo Piano Urbano del Traffico dovrebbe tener conto di due importanti infrastrutture: quella che va verso Urbino (Ciclovia turistica del Metauro) e l’altra che sta unendo l’Italia dal Veneto alla Puglia (Ciclovia Adriatica). Entrambe, per essere classificate come “ciclovie” (e non è un aspetto formale) devono essere a doppio senso ciclabile, sicure e possibilmente attrattive. C’è quindi da sperare che i progettisti del PUT abbiano avuto un preciso indirizzo: rispettare la legge nazionale sulla mobilità ciclistica, la 2/2018.
Per quanto riguarda la ciclovia tra Fano e Urbino, è indispensabile sapere cosa dice lo studio di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia; è pronto da due anni e a inizio 2023 l’attuale sindaco, al tempo consigliere regionale, ha promesso che sarebbe stato
pubblicato “a breve”; purtroppo, ciò non è avvenuto ma si sa che il tracciato non può ospitare un treno; di conseguenza, torna utile per aumentare la mobilità ciclopedonale e alleggerire il traffico a motore.
La realizzazione del nuovo lungomare è l’occasione per fare a regola d’arte il tratto locale della Ciclovia Adriatica; non si può pensare che nella parte fanese questa infrastruttura lunga circa 1.300 km possa essere stretta e pericolosa, con il risultato di essere esclusa da EuroVelo, cioè la rete cicloturistica europea che finora comprende
ben 17 itinerari di lunga percorrenza, di cui tre in Italia; la pratica per inserire anche la Ciclovia Adriatica in Eurovelo è seguita dalla FIAB che ha coinvolto la Germania e l’Austria. Grazie a questo, grandi flussi cicloturistici passeranno per le Marche e potranno dirigersi anche nell’entroterra urbinate, a patto di trovare un percorso sicuro e
attrattivo, realizzabile agevolmente lungo la dismessa ferrovia metaurense.
L’Italia è diventata la meta cicloturistica più ambita a livello mondiale; di questo potrà avvantaggiarsi anche Fano che diventerà sempre più uno snodo importante; non tenerne conto nel PUT sarebbe un grave danno non solo per il traffico urbano ma anche per l’economia turistica perché tantissimi potenziali ospiti della città e del suo entroterra sceglierebbero altre mete.
Nell’immagine, la rete EuroVelo, attualmente di 45.000 km (cfr. www.eurovelo.com)

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15/10/2024
Una ciclovia “inguardabile”.
Della cosiddetta Ciclovia turistica del Metauro il tratto in Comune di Fano, come dice il sindaco, è effettivamente inguardabile. Ma c’è un motivo: è stato inventato frettolosamente a causa della cancellazione imposta dalla Regione Marche del precedente percorso già progettato, finanziato e condiviso da quasi tutti i sindaci della valle del Metauro: quello lungo l’ex ferrovia Fano Urbino.
Per questo è inguardabile tutto il tracciato che interessa Fano, Cartoceto, Colli al Metauro, Montefelcino e Fossombrone e c’è da chiedersi come mai non sia stato bocciato dai relativi sindaci ma soprattutto come sia stato possibile da parte della Regione Marche progettarlo e approvarlo.
Evidentemente nessuno si è accorto che innanzitutto non era rispettata una legge dello Stato (la n. 2/2018 sulla mobilità ciclistica) e poi che bisognerebbe spendere molto di più per espropri, nuovi ponti, attraversamenti idraulici, muri di sostegno in cemento, ecc.; inoltre, che si passerebbe lungo strade strette e trafficate (anche con notevoli pendenze), in zone industriali e agricole per niente attrattive, ecc.; in sostanza si tratta di un percorso non solo inguardabile ma anche pericoloso, che nessun cicloturista si azzarderebbe a utilizzare; oltretutto, visto che vengono esclusi possibili punti di sosta ricavabili nelle ex stazioni ferroviarie, non sarebbe possibile l’intermodalità treno + bici, qualora, non si sa quando, un treno ritornasse sui binari abbandonati da 37 anni.
Quindi, un progetto sbagliato, uno spreco di soldi inaccettabile e possibile attenzione della Corte dei Conti, visto che è stato cancellato un precedente progetto ben più logico e molto meno costoso. Eppure, incredibile ma vero, nella Relazione tecnica del “Progetto definitivo” che la Regione Marche ha inviato nel 2021 ai Comuni interessati, il tracciato sarebbe caratterizzato da:
– “SICUREZZA: eliminazione di tutte le promiscuità e discontinuità esistenti che possono mettere a repentaglio la sicurezza del ciclista … evitando nella misura massima possibile che il ciclista incontri il traffico motorizzato anche occasionalmente.”
– “ECONOMICITÀ: il progetto adotta soluzioni progettuali fondate su criteri di economicità, massima efficienza nella scelta del tracciato con soluzioni tecniche semplici e replicabili lungo tutto il percorso … “
– “FLESSIBILITÀ MODALE: il fiume Metauro sfocia a Fano e l’innesto della dorsale cicloturistica in progetto è a meno di 1 km dalla stazione ferroviaria della città, rendendo così concreta l’intermodalità trasportistica e permettendo al viaggiatore di trasportare la propria bicicletta in treno fino a Fano e percorrere poi la ciclovia turistica.”
– “ATTRATTIVITÀ: La ciclovia turistica del Metauro attraversa la relativa valle in un contesto naturalistico assolutamente unico per il centro Italia, andando a lambire aree della rete Natura2000 e svariati poli di grande interesse artistico e culturale.”
A questo punto c’è da chiedersi dove, in particolare in Comune di Fano, si pensa di far passare questa “ciclovia turistica” che deve essere larga abbastanza per consentire il doppio senso ciclabile e non toccata dal traffico a motore. La risposta c’è: ai margini dell’ex ferrovia Fano Urbino, come emergerebbe, se venisse pubblicato, dallo studio di fattibilità del suo ripristino, tenuto nascosto da oltre due anni. Su questo percorso sono d’accordo (ma non lo dicono) anche importanti esponenti dei partiti che governano in Regione, a Fano, Cartoceto, Colli al Metauro e Fossombrone; è bene sapere anche che l’assessore regionale ai LLPP ha dichiarato: “non possiamo passare con un treno di 50 o 100 anni fa all’interno dei nostri quartieri”.
Con un treno, certamente no; ma con una ciclovia certamente sì!
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30/10/2024
Lavori in corso
Dopo 37 anni di abbandono, RFI sta intervenendo sulla Fano Urbino; ora a Colli al Metauro ma si spera che in seguito lo faccia in tutto il percorso. I lavori riguardano le ex stazioni di Tavernelle e Calcinelli, le recinzioni e l’eliminazione della vegetazione; a qualcuno fa comodo far credere che rappresentino l’avvio del ripristino dell’ex ferrovia; evidentemente, si continua a illudere chi ancora crede possibile il ritorno del treno. In sostanza, si tratta di lavori di facciata, in alcun modo riferibili al ripristino della ferrovia.
Infatti, non è credibile che i fatiscenti edifici esistenti, una volta recuperati, tornino (quando?) a funzionare come “stazioni ferroviarie”; che la pulizia profonda dalla vegetazione restituisca la perduta resistenza alla massicciata ferroviaria indebolita dalle radici delle piante infiltratesi in profondità; che servano nuove recinzioni che, anzi, andrebbero eliminate perché ostacolano il passaggio di veicoli e persone.
Qualche indicazione realistica su cosa fare di realmente utile potrebbe venire solo dallo studio di fattibilità del ripristino della ferrovia che la stessa RFI ha completato da almeno due anni; i suoi risultati non sono stati resi noti ma è ormai chiaro che nella sede attuale, soprattutto per motivi di sicurezza, un treno non potrà mai passere poiché, tra l’altro, correrebbe a contatto delle abitazioni.
Per questo non è da escludere che RFI stia cercando una soluzione diversa per un bene immobile di cui vuole liberarsi da decenni (nel 2017 lo voleva vendere a pezzi) e in più auspica che tutte le ferrovie abbandonate siano riutilizzate dagli Enti locali a scopi sociali, sportivi e culturali.
Per la Fano Urbino questa soluzione alternativa è possibile per moltissimi motivi, come indirettamente riconosce l’assessore regionale competente in materia quando dice che nella valle del Metauro non può tornare un treno di 50 o 100 anni fa; c’è anche una dichiarazione molto netta dall’attuale sindaco di Colli al Metauro che, nell’agosto 2021, ha detto: “no e poi no al ripristino di quella tratta ferrata”.
Tutto questo lascia sperare che i lavori servano non solo per porre fine a decenni di degrado e proteste ma anche per una pista ciclabile; qualcuno li vuole “vendere” come avvio del ripristino della ferrovia ma lo dovrebbe dimostrare col famoso studio di fattibilità che però viene tenuto accuratamente nascosto perché la fine della legislatura regionale è vicina e pubblicarlo sarebbe disastroso dal punto di vista politico.
Del resto, è sempre il sindaco di Colli al Metauro a volere fortemente la pista ciclabile; le sue parole sono chiarissime: “Penso che occorre costruirla prima possibile utilizzando tutto il sedime ferroviario, senza compromessi.”
Che sia la volta buona per realizzare finalmente la pista ciclabile voluta dalla stragrande maggioranza dei cittadini?
Nell’immagine, i fatiscenti stabili dell’ex stazione di Tavernelle dei quali è prevista solo la ripulitura

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21/1/2024
Bisogna essere ciechi e sordi per considerare “ciclovia turistica” un percorso stretto, trafficato e pericoloso che non rispetta la l.n. 2/2018.
Con motivazioni fumose e contraddittorie, il progetto approvato nel Consiglio comunale di Fano fa credere che si possa pedalare in sicurezza, ad esempio, nell’angusto sottopasso della A 14 di via Galilei, dove le auto sfrecciano a velocità eccessiva e non esiste neanche un piccolo spazio pedonale; lo stesso vale per gran parte di questo percorso scelto dalla Regione Marche (purtroppo accettato dal Comune di Fano) che di una vera ciclovia non ha nulla; o meglio, in più ha lo scontento di circa 100 espropriati e l’esborso di oltre 400 mila euro.
Strettamente collegata a questo progetto è la stucchevole questione dell’ex ferrovia Fano Urbino. Chi vuole il suo ripristino ha speso ben 1.350.000 euro per sapere da RFI se questo è possibile; i risultati si sanno da almeno due anni ma non vengono divulgati perché, molto probabilmente, non prevedono il ripristino e fanno crollare tante promesse elettorali.
In Consiglio comunale, oltre a parlare di un progetto strampalato che alla fine lascia irrisolta la questione fondamentale, cioè cosa fare di un’infrastruttura abbandonata da 37 anni, dovrebbe essere approvata all’unanimità una richiesta molto semplice: pubblicare lo studio fatto da RFI. Questo aprirebbero nuovi scenari, soprattutto il fatto che il vecchio sedime, adeguatamente sistemato, possa ospitare sia una ciclovia fatta secondo la legge sia moderni mezzi di trasporto collettivo su gomma, in grado di muoversi anche al di là degli attuali binari.
Però, visti i precedenti, è chiaro che questa richiesta non verrà mai sottoscritta dai partiti politici che hanno tutto l’interesse a non pubblicare lo studio di RFI e a lasciare le cose come stanno, con gravi danni per la sicurezza stradale, la qualità urbana e l’economia di tutta la valle del Metauro.
Nell’immagine, in rosso è segnata una parte del percorso individuato dalla Regio nei pressi del sottopasso dall’A14

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12/1/2024
Domande e risposte
D: Ha ragione chi dice che le ciclovie si possono realizzare dovunque?
R: No. Sono vere e proprie strade e devono rispettare precisi requisiti di legge (l.n. 2/2018), in particolare il doppio senso di marcia per le biciclette e la sicurezza; di conseguenza non può essere considerata “ciclovia” quella elaborata dalla Regione Marche che utilizzerebbe strade strette, trafficate e pericolose, evitando il percorso più logico lungo la dismessa ferrovia Fano Urbino.
D: E’ vero che sono inutili e non producono vantaggi?
R: No. Là dove sono state realizzate, le piste ciclabili hanno portato grandi benefici economici, hanno migliorato la sicurezza stradale, la qualità della vita e aumentato il valore degli immobili delle vicinanze; soprattutto, i soldi spesi sono veri investimenti che rientrano moltiplicati dopo pochi anni.
D: Quante sono in Italia le piste ciclabili realizzate su ferrovie chiuse definitivamente e quante quelle ripristinate?
R: Sono una sessantina quelle trasformate parzialmente o completamente in piste ciclabili e solo una è stata ripristinata, tra l’altro in una regione a statuto speciale che può contare su bilanci miliardari; da notare che in Italia nel corso del tempo sono state dismesse circa 200 ferrovie.
D: Cosa pensano i partiti politici del territorio?
R: Praticamente sono tutti a favore del ripristino della Fano Urbino; solo PD e UDC a favore della trasformazione in ciclovia; sono però prevedibili cambi di opinione come è avvenuto di recente a Fermignano dove la Lega ha votato a favore della ciclovia.
D: Esistono sondaggi attendibili sull’orientamento dei cittadini?
R: Alcuni anni fa una società specializzata ha rilevato che la maggioranza era favorevole alla ferrovia; però, è emerso anche che mediamente questa era la scelta di persone di età più avanzata, residenti lontano dalla ferrovia e con livello scolastico medio basso; il contrario per chi preferiva la ciclovia.
D: Esistono dati più recenti?
R: Sì. Nel marzo 2021 in contemporanea sono state lanciate due raccolte firme su Change.org; quella a favore della ferrovia non è arrivata a 1.000, quella a favore della ciclovia ha superato le 5.300.
Nell’immagine, un tratto dell’ex ferrovia Spoleto Norcia diventata un apprezzato percorso ciclopedonale anche grazie ai fondi messi a disposizione dalla Regione Umbria

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4/1/2024
La Regione Marche ha cancellato un progetto di ciclovia prevista nel posto più logico, sicuro e conveniente, cioè lungo i binari dell’ex ferrovia Fano Urbino; il progetto era finanziato con fondi europei, era pronto a partire già nel 2019 ed ora, dopo 4 anni, poteva unire Fano con Tavernelle. Motivo della cancellazione? L’ex ferrovia, peraltro abbandonata da decenni e in pessime condizioni, sarebbe stata “distrutta” (non si capisce come) dalla ciclovia!
Non è così e lo certifica la stessa Regione Marche che nel 2020 ha elaborato un altro progetto con l’intenzione di tenere la “sua” ciclovia lontano dai binari; invece, questa ciclovia (di cui si sono perse le tracce) per buona parte passerebbe esattamente lungo i binari, proprio come prevedeva il progetto precedente; succede per esempio a Fano nei 750 m compresi tra la SS 16 e via del Fiume; inoltre a Lucrezia di Cartoceto, la cui Amministrazione comunale era fieramente contraria al ritorno del treno; ora non lo è più; idem a Calcinelli, dove adesso si vuole il treno mentre prima si voleva far passare la ciclovia addirittura “sopra” i binari invece che “accanto”.
Quindi, è la stessa Regione Marche, oltre a qualche sindaco, a riconoscere che l‘ex ferrovia non viene affatto “distrutta” dalla ciclovia!
Ciò nonostante, alcuni politici non ne tengono conto e ripetono che la ferrovia è “strategica” per le Marche, anche se
• i treni non possono correre a 2/3 metri dalle case;
• non ci sono i finanziamenti (250 milioni);
• non si sa chi gestirebbe la linea, farebbe la manutenzione, garantirebbe la sicurezza;
• non si sa quando inizierebbero i lavori;
• ecc.
Qualcun altro invece pensa che vale ancora quanto hanno sottoscritto 20 anni fa Regione, Provincia, alcuni Comuni e tutte le Università e le CCIAA delle Marche; un quotidiano locale a inizio 2004 così scriveva: “Non esistono le condizioni di carattere strutturale e finanziario perché la ferrovia Fano – Urbino possa essere rimessa in funzione. Fateci una pista ciclabile”.
Per sapere chi ha ragione basta pubblicare lo studio di fattibilità del ripristino della ferrovia; è stato voluto dai politici attuali; è stato completato da almeno due anni; è stato pagato con soldi pubblici (ben 1.350.000 €); serve per adeguare i PRG; ecc.
Perché resta chiuso in un cassetto lontano da occhi indiscreti?
Nell’immagine, il tratto di Calcinelli dove la ciclovia regionale passerebbe al margine dei binari.

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20/8/2024
Il ferrociclo
Di questa bicicletta ferroviaria ad uso turistico non si sa più nulla; eppure, all’estero riscuote un notevole successo e potrebbe benissimo essere attivato sui binari dell’ex Fano Urbino. La proposta è stata lanciata qualche anno fa ed è stata accolta con favore dagli stessi appassionati di ferrovie che già lo vedevano percorrere tutti i 48 km della linea, in particolare dagli scavi archeologici di San Martino del Piano fino alle Marmitte dei Giganti; a loro giudizio, sarebbe stato un “unicum” a livello nazionale.
La proposta del ferrociclo è stata rilanciata da Confcommercio Marche nord, secondo cui “avrebbe un impatto eccezionale sull’economia” e per questo dovrebbe farsene carico la Regione Marche; è favorevole anche un grande sindacato, la CISL di Pesaro, Fano e Urbino, così come un intero Consiglio comunale, quello di Fossombrone; inoltre, anche la Fondazione FS ha mostrato interesse per questa proposta.
In effetti, le condizioni sembrano ottimali: il ferrociclo è previsto dalla legge sulle ferrovie turistiche, la 128/2017, art. 10; sono disponibili varie stazioni inutilizzate; se fosse tecnicamente possibile, vista la notevole pendenza, potrebbe essere utilizzato anche il bellissimo tratto panoramico Urbino – Fermignano; è realizzabile in pochissimo tempo anche su binari non più in grado di sostenere il peso di un treno; soprattutto, i costi sono molto ridotti; a detta degli esperti, appena 500mila euro.
Finora nessuno si è fatto avanti per investire in un’impresa che potrebbe contribuire a rilanciare la valle del Metauro; purtroppo, anche in questo caso c’è l’ostacolo della mancata pubblicazione dello studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino; costato ben un milione e 350 mila euro, da due anni viene tenuto accuratamente nascosto. La logica dice che questa linea abbandonata da 37 anni non è riutilizzabile; quindi, il suo sedime, oltre ad una ciclovia fatta a regola d’arte ai suoi margini, potrebbe ospitare proprio il ferrociclo che, fatti i conti, costa 600 volte meno di un ipotetico ripristino della ferrovia ad uso commerciale; i 300 milioni preventivabili sono insostenibili per chiunque ed ovviamente non sono mai stati messi in bilancio da chi governa a livello regionale e nazionale.
Un’altra opportunità, un altro danno collaterale!
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4/9/2024
A Fano un serio dibattito sul futuro della rete ferroviaria locale forse non si farà mai. Di recente lo hanno richiesto il PD e altre liste perché il tema è realmente strategico; però, quasi tutti i politici di maggioranza e minoranza staranno zitti perché sono fortemente condizionati dalla questione della Fano Urbino; ufficialmente sono favorevoli al suo ripristino ma fanno capire che la pensano diversamente. Il motivo di questa contraddizione? Non vogliono scontentare i loro elettori appassionati di treni.
Infatti, farebbero fatica a dimostrare che conviene avere a Fano ben tre linee ferroviarie: quella attuale, una vera barriera tra mare e quartieri densamente popolati, con la stazione decentrata che aggrava i problemi di traffico; l’altra nuova più arretrata, che secondo alcuni sarebbero solo per le merci e non per i passeggeri, con ulteriore consumo di suolo che lungo la costa potrebbe essere rinaturalizzato con aree verdi, alberature, spazi sociali, ecc. come, ad es., a Rimini; la terza sarebbe appunto la Fano – Urbino, abbandonata da 37 anni, improduttiva, non collegata alla rete nazionale, che in più taglia perpendicolarmente i previsti binari dell’alta velocità, sulla quale secondo alcuni verrebbero caricate le merci prodotte nella valle del Metauro;.
Tutto questo molto probabilmente viene detto nello studio di fattibilità del suo ripristino; RFI l’ha completato due anni fa ma la Regione Marche, che lo ha in parte pagato, non lo vuole pubblicare.
In Abruzzo e in Liguria, hanno fatto la scelta più logica: la vecchia linea costiera è stata trasformata in una apprezzata ciclovia che lascia libero accesso al mare e alle spiagge dove sono nate attività legate al turismo; merci e passeggeri passano all’interno con maggiori garanzie di sicurezza e funzioni più rispondenti alle esigenze moderne.
Invece da noi costi e disagi tripli per tre idee che non stanno in piedi.
Nell’immagine, il punto in cui l’ex ferrovia metaurense dovrebbe collegarsi di nuovo alla linea adriatica attraversando la SS16, come avveniva fino al 1987. Esiste una soluzione?
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Ogni tanto si riparla della Fano Urbino per far vedere che qualcosina si sta facendo; ad esempio, si racconta che RFI da qualche parte ha elimina la vegetazione invadente, cosa che invece dovrebbe fare continuamente e dappertutto; in sostanza, si dà un contentino a chi protesta e poi tutto torna nel dimenticatoio.
La realtà è che dopo 37 anni siamo ancora fermi al punto di partenza e non si parla della sostanza del problema; cioè, la possibilità, o meno, di ripristinare la linea; da notare che finora non risulta rispettata la legge in materia (la n. 128/2017) che, tra l’altro, prevede il finanziamento dei lavori, oltretutto “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Molto probabilmente è proprio questa impossibilità di ripristinare la linea che viene dimostrata nello studio di fattibilità tecnica ed economica tenuto nascosto almeno da due anni.
Non solo; lo studio dimostra anche che non possono essere mantenute le promesse elettorali basate su questo argomento.
Quindi, è chiara la strategia di chi governa a Fano, ad Ancona e a Roma: far finta di niente e lasciar passare il tempo senza rispondere ad alcune semplici domande:
• quando verrà pubblicato il famoso studio costato ben un milione e .350mila euro di soldi pubblici.?
• sono stati trovati i 280 milioni necessari per rifare tutto il tracciato?
• è dimostrabile che sarebbero irregolari le costruzioni sorte a contatto dei binari?
• sarebbe possibile abbattere centinaia di alberi protetti cresciuti sulla massicciata ferroviaria?
• ponti, viadotti e gallerie reggerebbero il peso di un treno in corsa?
• ecc. ecc.
Tutto questo, nell’indifferenza generale. Intanto, si perde l’occasione per riqualificare il territorio e creare tanti nuovi posti di lavoro legati in particolare al turismo.
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15/12/2023
Solo annunci
Due anni a mezzo fa, a proposito delle continue e inascoltate richieste di pubblicare lo studio di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia metaurense, un consigliere comunale di Fano ha annunciato che bisognava “aspettare, come più volte ribadito, i risultati dello studio” evitando “radicalismo” e avendo “più umiltà”; concludeva dicendo: “Purtroppo non c’è più sordo di chi non vuol sentire”. Da molto tempo questo consigliere non fa più sentire la sua voce a chi vorrebbe sentirla.
Quasi un anno fa un altro consigliere comunale ha annunciato che questo studio sarebbe stato pubblicato “a breve”. Da allora, nessuna notizia.
Più di sette mesi fa in un grande convegno è stato annunciato che, forse, lo studio sarebbe stato pubblicato … dal Governo nazionale, cioè praticamente mai.
Pochi giorni fa in un altro importante convegno è stato annunciato … niente!
Nel frattempo, senza grandi annunci, è avvenuto un fatto clamoroso: nel Consiglio comunale di Fermignano è stato approvato all’unanimità un documento a favore della pista ciclabile lungo i binari abbandonati da 37 anni; lo hanno votato anche i consiglieri che prima erano contrari, evidentemente perché si sono convinti che non è possibile il ritorno del treno; forse lo hanno saputo da chi ha visionato il famoso studio di fattibilità.
Tutto ciò premesso, è lecito pensare che questo studio sia tenuto nascosto perché non piace a chi lo ha voluto e pagato con soldi pubblici. Però, non pubblicarlo significa condannare tutta la valle del Metauro ad altri decenni di immobilismo, impedendo tra l’altro lo sviluppo di attività economiche che creano lavoro.
Ai Sindaci e alle Amministrazioni locali va bene così?
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2/12/2023
I due “anelli”
Nel Piano strategico 2032 approvato dalla Giunta regionale è compreso anche un “anello ferroviario” che già unisce “Ascoli-Porto d’Ascoli-Civitanova-Fabriano” e “dovrà agganciare la Orte-Falconara”.
In precedenza, questo “anello” era molto più ampio perché comprendeva la Fano Urbino da collegare alla Pergola Fabriano, già riattivata a fini turistici e, in prospettiva, anche commerciali; il tutto farebbe parte della “Subappennina Italica”, una linea interna che dovrebbe collegare alla Orte Falconara anche la valle del Metauro.
Nel Piano strategico 2032 della Fano Urbino non risultano tracce, nonostante se ne continui a sostenere il ripristino. Di questa esclusione non sono stati comunicati i motivi che pure interessano tantissimi cittadini, soprattutto quelli che rivogliono la ferrovia ed hanno creduto a promesse elettorali che non vengono mantenute, anche se ci sono tutte le condizioni favorevoli; infatti, c’è il sostegno della AD di RFI, della Regione Marche, di importanti associazioni economiche e culturali, di ingegneri ferroviari, ecc.; inoltre, qualcuno pensa che si possano ottenere finanziamenti dal PNRR e molti altri sono convinti che esista il riconoscimento di “ferrovia turistica” grazie alla legge 128/2017.
Oltretutto, secondo una mozione presentata pochi anni fa in Consiglio regionale, “la linea risulta completamente armata e integra per quanto riguarda l’armamento e le opere d’arte (ponti, gallerie, viadotti), sono intatte le stazioni, i binari di transito e di sosta, le banchine e i fabbricati accessori di stazione e il collegamento con la linea adriatica risulta ancora integro e funzionale”.
Pertanto, l’esclusione della Fano Urbino dal Piano strategico 2032 non sembra giustificabile; una spiegazione però ci sarebbe: si è preso atto che il suo ripristino non è possibile ma non lo si vuole dire. Per fare chiarezza le occasioni non mancano, come ad esempio qualche convegno, magari grazie allo studio di fattibilità del ripristino che da due anni aspetta invano di essere pubblicato.
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11//11/2023
A proposito di “Marche ciclabili”
C’è da restare stupefatti di fronte a quanto si legge, o non si legge, a proposito della mobilità dolce nel Piano delle infrastrutture della Regione Marche.
L’annunciata “pioggia di risorse da mettere a terra entro il 2027”, ben 100 milioni, farebbero pensare a chissà quale sviluppo della rete ciclabile regionale, peraltro già avviata nel 2012 con la legge 38; così non è, come dimostra anche il taglio di 400 milioni operato a livello nazionale in un settore, il cicloturismo, in grado di rilanciare anche l’economia in tempo di crisi. Un’operazione miope, perché evidentemente i fondi tagliati sono considerati una spesa inutile e non un vero e proprio investimento che, è dimostrato, rientra moltiplicato dopo pochi anni.
A parte i problemi creati nel resto delle Marche, in particolare il lungo rinvio del ponte sul fiume Tronto, per quanto riguarda la provincia di Pesaro Urbino non si fa alcun cenno al ponte sul Metauro che, come l’altro, garantirebbe la continuità del flusso cicloturistico lungo la costa dal Veneto alla Puglia; ed è noto che i cicloturisti (sono milioni quelli interessati all’Italia) si muovono anche in bassa stagione, cercano mete meno battute e spendono più degli altri.
La notizia più sorprendente si riferisce alla cosiddetta Ciclovia del Metauro: ben 9,5 milioni per fare i circa 9 km da Fano a Falcineto con un percorso strampalato e pericoloso che nessun cicloturista prenderebbe mai in considerazione; invece, con 4,5 milioni potevano essere già pronti i circa 17 km da Fano a Tavernelle lungo l’ex ferrovia metaurense, con la prospettiva di arrivare presto nell’entroterra urbinate dove sono già nate varie attività legate al turismo in bicicletta; purtroppo, questo progetto lungimirante non esiste nella programmazione regionale né si vedono segnali di pentimento, magari sulla base dello studio affidato a RFI che, se confermasse l’impossibilità di ripristinare la ferrovia, oltre a smentire tante promesse elettorali, aggiungerebbe nuovi chilometri alla rete ciclabile marchigiana. Da due anni, questo studio è tenuto accuratamente nascosto.
Il tutto nel silenzio di liste civiche, movimenti e partiti politici del territorio, tutti impegnati a guardarsi l’ombelico; nel frattempo, circola indisturbata la favola del treno che ogni giorno trasporterebbe migliaia di passeggeri e si perde l’occasione per realizzare una ciclovia fatta a regola d’arte, indispensabile per la sicurezza stradale e il rilancio economico della valle del Metauro.
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24/10/2023
Si sono perse le tracce della cosiddetta “Ciclovia Turistica del Metauro”.
Si tratta di quella progettata dalla Regione Marche su suggerimento di esperti di … treni; e si vede! Infatti, se realizzata, passerebbe a zig zag tra campi coltivati, zone industriali e lungo strade trafficate, scalando le colline, evitando il percorso più logico, ecc. Insomma, un’infrastruttura pericolosa, disagevole e non attrattiva, oltre che molto costosa, che non rispetta la legge nazionale 2/2018 e nessun cicloturista prenderebbe mai in considerazione.
Serve invece una ciclovia fatta a regola d’arte, cioè bella, sicura e attrezzata come per esempio quelle di Trentino, Veneto, Lombardia, ecc. per non parlare di Nord Europa.
Il posto c’è, si trova lungo l’ex ferrovia Fano Urbino, come indirettamente dimostrerà il famoso studio di fattibilità del ripristino della linea abbandonata da 36 anni; che si tratti di un’impresa impossibile l’ha in pratica dichiarato chi ha visionato lo studio ed ha riconosciuto che non è possibile far passare il treno in quartieri densamente popolati, anche a due/tre metri dalle abitazioni. Per questo motivo, chi ha promesso il ripristino della ferrovia non ha alcun interesse a pubblicare un documento che smentisce le sue fantasiose teorie.
E’ invece semplice realizzare lungo l’ex ferrovia non solo la vera Ciclovia Turistica del Metauro ma anche una pista pedonale ricoprendo con materiale stabilizzato lo spazio di circa 1,5 metri tra i binati, con ai margini una corsia ciclabile a destra e l’altra a sinistra; il tutto a costi e tempi irrisori.
Sta soprattutto alle forze politiche, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, decidere tra una distesa di rovi o una struttura ciclopedonale indispensabile per la sicurezza stradale e la valorizzazione turistica di tutta la valle del Metauro.
Nell’immagine, la frequentatissima ciclovia Alpe Adria che parte da Salisburgo e arriva a Grado.
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5/10/2023
Buone novità sul fronte pista ciclabile.
Dopo che alcuni mesi fa il Comune di Fano ha avanzato a RFI la richiesta (inopportunamente respinta) di utilizzare i margini dell’ex ferrovia Fano Urbino per una pista ciclabile, la stessa richiesta è partita dagli amministratori comunali di Fermignano (all’unanimità) e Colli al Metauro (dalla minoranza); anche in altri Comuni, seppure in modo contraddittorio, si chiede la stessa cosa.
I motivi sono numerosi: avere un percorso ciclopedonale sicuro, alternativo alla pericolosa via Flaminia; rimediare al degrado causato dal disinteresse della proprietà; contrarietà a un treno che sfiorerebbe le abitazioni; mancanza di requisiti tecnici e di sicurezza del percorso ferroviario e costi insostenibili per ripristinarlo; ecc.
Nessuna novità sul fronte ferrovia.
Qualcosa ci si aspettava dopo che lo scorso maggio, nel convegno di Urbino, era stato rinnovato l’impegno di riattivare l’ex ferrovia, come richiedono anche vari politici, amministratori, presidenti, associazioni, esperti, ecc. Invece, tutto tace, con forte disappunto di chi ancora crede a questa promessa.
Soprattutto, ancora non si hanno notizie dello studio di fattibilità tecnico-economica per capire se è possibile riportare un treno sulla vecchia ferrovia; lo studio, costato ben 1.350.000 € di fondi pubblici, è pronto da un paio d’anni, giace in un cassetto del Ministero dei trasporti ma non viene pubblicato nonostante sia fondamentale per rivedere i PRG, per le esigenze di imprenditori, aziende e tantissimi cittadini. Il motivo della mancata pubblicazione non è stato comunicato.
Eppure, i suoi contenuti sono utili anche alla stessa Regione Marche che vuole somministrare una robusta “cura del ferro” in particolare alla valle del Metauro, in modo da completare un “anello ferroviario” tra costa ed entroterra. Però, attenzione: se la cura è sbagliata, può fare molti danni! Inoltre, sapere finalmente quale dovrà essere il destino di una infrastruttura che da un secolo condiziona la vita e l’economia di un vasto territorio, ha un altro vantaggio: porre fine a decenni di sterili polemiche.
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17/9/2023
Cosa vuol dire “a condizione che”?
Vuol dire che una cosa si può fare solo se ci sono le condizioni. Altrimenti, non si può fare.
Facciamo qualche esempio per farlo capire meglio.
Esempio 1
Se un genitore vuole regalare un giocattolo a un figlio, lo può fare “a condizione che” abbia i soldi per comprarlo.
Niente soldi? Niente giocattolo!
Esempio 2
Se un ex sindaco compare in un elenco di candidati alle elezioni comunali, è automaticamente di nuovo sindaco? No, lo è “a condizione che” vinca la competizione elettorale.
Niente vittoria alle elezioni? Niente sindaco!
Esempio 3
Se una legge, la 128/2017, contiene un elenco di ex ferrovie, tra cui la Fano Urbino, quest’ultima è automaticamente classificata come “ferrovia turistica”? No, solamente “a condizione che” rispetti una cosa fondamentale: il finanziamento per il ripristino, la gestione, la manutenzione e la sicurezza della linea.
Questi finanziamenti (alcune centinaia di milioni) non ci sono né sono previsti. Quindi, attualmente, non esiste alcuna ferrovia! Esiste solo un bene immobile che RFI ha abbandonato 36 anni fa. Lo dice (per 4 volte) la legge 128/2018; lo conferma la Lingua Italiana.
E contro la legge non si può andare!
Bisogna leggere meglio questa legge, in particolare là dove compaiono le seguenti parole: “a condizione che”; “se”; “ove”; “purché”:
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5/9/2023
Come distruggere un patrimonio collettivo
Si tratta dell’ex ferrovia Fano Urbino che, nonostante le sue pessime condizioni, merita di essere salvata anche perché ha enormi potenzialità di carattere economico, sociale e culturale: infatti, caso forse unico in Italia, per circa 50 km e senza sostanziali interruzioni unisce la costa all’entroterra, appartiene ad un’unica proprietà (RFI) che non è interessata al suo ripristino e potrebbe ospitare una dorsale di sottoservizi senza i condizionamenti che spesso rallentano o impediscono le opere; inoltre, in futuro la massicciata ferroviario, adeguatamente sistemata, potrebbe ospitare moderni mezzi di trasporto collettivo più efficienti e funzionali di un treno tradizionale. Nell’immediato, potrebbero nascere un lungo parco lineare attrezzato con punti di sosta e ristoro ed una ciclovia bella e sicura alternativa in particolare la pericolosa via Flaminia. Questo progetto era stato approvato da RFI, da quasi tutti i Comuni interessati ed era in buona parte finanziato.
Nel timore (infondato) che questa ciclovia prevista ai margini dei binari potesse provocare la “distruzione” dell’ex ferrovia, la Regione Marche ha cancellato questo progetto e ne ha inventato un altro decisamente strampalato che probabilmente non vedrà mai la luce perché, tra l’altro, costa moltissimo, non garantisce la sicurezza e obbliga ad espropriare tantissimi cittadini, alcuni dei quali hanno fatto ricorso alla Corte dei Conti. In effetti, di questo progetto regionale non si hanno più notizie.
Qual è risultato di questa scelta infelice? Di fatto, la definitiva “distruzione” di una infrastruttura che si vorrebbe salvare! Infatti: siccome l’ex ferrovia non rientra nella rete ferroviaria nazionale,
• è molto probabile che RFI, anche per liberarsi da un enorme carico di responsabilità, venderà a pezzi la linea, come già voleva fare nel 2017;
• renderà inaccessibili ponti, viadotti e gallerie sempre più a rischio crolli;
• mancherà una regolare manutenzione indirettamente garantita da una ciclovia lungo i binari;
• continuerà il degrado iniziato 36 anni fa;
• cadranno a pezzi gli ultimi edifici ferroviari delle stazioni già abbandonate da decenni;
• le radici degli alberi, infiltratesi in profondità, indeboliranno ancor di più la resistenza della massicciata ferroviaria;
• nasceranno altri orti, parcheggi, capanne, ecc.
• faranno festa sorci, bisce, calabroni e rovi.
Proprio un bel risultato per chi, pensando di salvarla, sta di fatto completando la “distruzione” di un’infrastruttura che invece potrebbe continuare a vivere sotto altre forme, conservando la memoria di ciò che per un secolo ha rappresentato per tutta la valle del Metauro,
In sostanza, un atto di vero e proprio autolesionismo!
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18/8/2023
Se non ora, quando?
Ora ci sono tutte le condizioni favorevoli per ripristinare l’ex ferrovia Fano Urbino; però è tutto fermo; eppure, si metterebbe fine a decenni di degrado e, per i politici, sarebbe un’ottima occasione per guadagnare tanti voti.
Infatti:
• la legge 128/2017, secondo molti, avrebbe classificato la linea come ferrovia turistica;
• di conseguenza, sarebbe stata annullata la dismissione del 2011 e ripristinato il divieto di edificare ai margini dei binari;
• a livello nazione c’è un governo che sicuramente ascolta le richieste di una Regione “amica”;
• il governo regionale vuole una “cura del ferro” che riguarda anche la valle del Metauro;
• l’attuale amministratrice delegata di RFI è in attesa “delle risorse per il ripristino della linea ferroviaria”;
• una parlamentare nazionale ha speso un milione per il ripristino a scopo turistico;
• un assessore regionale ne ha aggiunti altri 350.000 per un “anello ferroviario” per trasportare non solo turisti ma anche merci e passeggeri;
• alcuni anni fa un consigliere regionale in una sua mozione ha scritto che l’ex ferrovia è “integra”;
• quasi tutti i partiti politici, di destra e di sinistra, vogliono ripristinare la linea;
• sono favorevoli i sindaci di almeno tre Comuni: Cartoceto, Colli al Metauro e Urbino;
• nelle Marche vogliono questa ferrovia soggetti molto competenti come gli ingegneri ferroviari, la CCIAA, Confcommercio, un’associazione di appassionati di ferrovie;
• molti cittadini rimpiangono il treno della loro giovinezza;
• pare che il ripristino costi poco, più o meno quanto un solo km di autostrada;
• il presidente della Fondazione FS, che si occupa di ferrovie turistiche storiche, dichiara che “il treno da e per Urbino va riattivato”;
• qualcuno è convinto che i finanziamenti possono arrivare anche dal PNRR;
• sui quotidiani locali e sui social continua una campagna di stampa a favore del ripristino della Fano Urbino.
Ma allora, perché i lavori non cominciano? Non bastano volontà, impegno, convegni, autorevoli sostegni, ecc.? Evidentemente no, per un motivo molto semplice: il vecchio tracciato non è riutilizzabile.
Lo sanno anche quelli che continuano a promettere il ripristino di questa ferrovia; però non lo dicono per paura delle reazioni di chi è stato illuso per decenni.
Indirettamente, la verità verrà fuori dai programmi elettorali delle prossime amministrative, quando nessun candidato parlerà della Fano Urbino.
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3/8/2023
“In autunno tutti in bici sulla ex ferrovia Fossato-Umbertide”, che “tornerà viva e fruibile, pur se in un’altra forma”, cioè come ciclovia.
Lo hanno detto in una conferenza stampa tenutasi a Gubbio lo scorso 27 luglio vari amministratori comunali, regionali e tecnici dell’Umbria che hanno aggiunto: “torneremo a riappropriarci di un pezzo di storia, e di territorio, che ci era stato sottratto e, soprattutto, lo renderemo fruibile per i tanti visitatori in cerca di un turismo slow, di un modo diverso, più lento, di vivere il territorio e di godere del verde dell’Umbria. La nuova ciclabile sarà anche un prezioso antidoto al mordi e fuggi, per noi e per tutta l’area interna”. E ancora: “C’è oggi un enorme interesse da parte del pubblico per le ciclabili”.
Il tratto in oggetto è parte della FAC, l’ex Ferrovia dell’Appennino Centrale che rientra nella ciclovia Fano Grosseto progettata dalla FIAB come “Bicitalia n. 18”. In Toscana sono abbastanza avanti; in Umbria, come si vede, si lavora non per ripristinare la ferrovia ma per realizzare un’infrastruttura di grande rilevanza turistica.
I problemi sono nelle Marche. Infatti, da Fossato di Vico e fino a Fossombrone la ciclovia ricalca la vecchia Flaminia, un tracciato a basso traffico che in più parti è una sorta di museo archeologico a cielo aperto.
E’ da Fossombrone a Fano che si blocca tutto a causa delle incomprensibili resistenze a far correre la ciclovia ai margini dell’ex ferrovia Fano-Urbino, nonostante siano evidenti gli enormi problemi a far riutilizzare da un treno il vecchio sedime che ha ponti e gallerie senza garanzie antisismiche e antincendio, binari che sfiorano le abitazioni, altissimi costi di ripristino, nessuno che si sia finora proposto per la sua gestione, ecc., oltretutto in un futuro non determinabile.
In definitiva, i nostri concorrenti lavorano per realizzare un’infrastruttura di grande rilevanza turistica; nelle Marche, in vista del traguardo, siamo fermi per aspettare un treno che forse non arriverà mai. A danno soprattutto di un entroterra che dallo sviluppo del cicloturismo avrebbe tutto da guadagnare.
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13/7/2023
Alcuni imprenditori non marchigiani volevano investire notevoli capitali nella valle del Metauro per realizzare servizi di vari tipi; per la loro collocazione ritenevano ottimale il percorso dell’ex ferrovia Fano Urbino, principalmente per due motivi: la linea ufficialmente dismessa è inutilizzata e avrebbero coinvolto un’unica proprietà, RFI, che avrebbe convenienza a disfarsene per evitare costi, responsabilità, proteste dei cittadini, ecc.; oltretutto, senza compromettere un eventuale ripristino ferroviario.
Allo scopo, nello scorso mese di Giugno questi imprenditori si sono recati a Roma, presso gli Uffici ministeriali competenti, per sapere a quali conclusioni è giunto lo studi di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia, visto che è concluso da un paio di anni; qualora fosse documentata l’impossibilità del riutilizzo ferroviario del percorso attuale, si aprirebbero interessanti possibilità di investimento.
Esito dei contatti a Roma? Zero! Nessuna informazione circa i contenuti dello studio, nonostante non ci siano motivi logici per non divulgarlo. Di conseguenza, nessun investimento e nessun nuovo posto di lavoro.
Altri imprenditori, questa volta marchigiani, sono pronti a investire nella valle del Metauro; vorrebbero però prima sapere cosa dice questo famoso studio che inciderà profondamente sui PRG dei Comuni di Fano, Cartoceto, Colli al Metauro, Montefelcino, Fossombrone e Urbino; lo vorrebbero sapere anche i rispettivi sindaci e decine di migliaia di cittadini stanchi di 36 anni di abbandono e degrado.
Quindi, tutto dipende dal sapere se l’ex ferrovia sarà ripristinata o no; però, da due anni tutto tace. Comunque, ogni tanto qualche informazione spunta qua e là, purtroppo non rassicurante.
Infatti, si dice che si ignora se lo studio “verrà pubblicato” (eppure contiene informazioni fondamentali); che la cosa dipende dal Governo nazionale (che ha ben altre priorità); che per un eventuale ripristino bisogna verificare “la possibilità di un finanziamento” (almeno 150 milioni che nessuno sa dove trovare); che, “probabilmente”, lo studio relativo al ripristino dell’ex ferrovia verrà pubblicato, “se decideranno di riattivarla”.
In sostanza, chi ha speso ben 1.350.000 euro per questo studio di fattibilità tecnica e finanziaria non lo pubblicherà mai. Perché?
Chi pagherà i danni arrecati all’economia, alla programmazione urbanistica e alla vivibilità di tutta la valle del Metauro?
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23/6/2023
La ministra del turismo ha dichiarato che in Italia il cicloturismo vale 7 miliardi di euro l’anno; sembra molto ma è appena circa un terzo rispetto alla Germania che per ottenere i suoi ottimi risultati ha fatto da tempo la cosa giusta: una fitta rete di ciclovie.
Nella valle del Metauro ci stiamo facendo del male perché qualcuno intende per “ciclovia” un percorso strampalato che nessun cicloturista, magari con bambini al seguito, prenderà mai in considerazione; e farà sapere in giro che è meglio andare altrove; addirittura, si stanno spendendo tanti soldi per fare espropri, suscitando le giuste reazioni di tantissimi cittadini, alcuni dei quali si sono rivolti alla Corte dei Conti.
Questo succede perché ancora si tiene chiuso in un cassetto lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino; nel caso fosse documentato che il ripristino non è possibile (enormi problemi urbanistici, tecnici, economici e di sicurezza) si aprirebbero le porte a una cicloviaa che, per non precludere alcuna soluzione, correrebbe a fianco dei vecchi binari abbandonati da decenni.
Non fare questa scelta è un grave errore che il territorio pagherà a caro prezzo in un mercato molto competitivo; ad esempio, in Umbria e Abruzzo, regioni nostre concorrenti, si stanno raccogliendo i frutti di decisioni prese anni addietro, quando è stata prevista la trasformazione di ex ferrovie in apprezzate mete cicloturistiche: la Spoleto Norcia e la Ciclovia dei Trabocchi.
Sembra comunque che qualcosa stia cambiando tra i politici locali che si dicevano favorevoli, magari per motivi di bandiera, al ripristino della ex ferrovia Fano Urbino; un supporto potrebbero venire anche da loro, per esempio con richieste di accesso agli atti, anche perché sono stati spesi tanti soldi pubblici per uno studio “fantasma”, fermo da un paio di anni e difeso da un “muro di gomma” fatto di rinvii e rifiuti di pubblicazione.
Possibile che cittadini, amministratori pubblici e investitori privati (che ci sono) siano tenuti all’oscura di un documento fondamentale, una vera “chiave di volta” da cui tutto dipende?
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8/7/2023
Chi ha paura dello studio di fattibilità ?
In teoria, nessuno; anzi, tutti dovrebbero essere felici di sapere cosa dice uno studio che riguarda il ripristino dell’ex ferrovia Fano Urbino; in particolare la parlamentare che ha speso un milione di euro e l’assessore regionale che ne ha aggiunto altri 350.000 per sapere se è possibile ripristinare la linea a scopo turistico e commerciale.
Lo studio di fattibilità tecnica ed economica è pronto da un paio d’anni e dovrebbe anche far capire se questa infrastruttura dismessa può essere riutilizzata per un “anello ferroviario marchigiano” in cui credono la Regione Marche, la CCIAA, le associazioni degli autotrasportatori, gli ingegneri ferroviari, vari partiti politici, gli appassionati di treni, ecc.
Inoltre, lo aspettano i sindaci delle città attraversate dai binari, gli imprenditori che possono investire risorse e creare lavoro, decine di migliaia di residenti penalizzati da 36 anni di degrado, gli operatori turistici, le aziende agricole e commerciali, ecc.
Per questo, è necessario che tutti sappiano al più presto cosa dice questo studio; se dicesse che il ripristino è possibile, si vada avanti senza indugiare, definendo chi si farà carico della linea; probabilmente sarà RFI che è “in attesa delle determinazioni istituzionali circa il reperimento delle risorse per il ripristino della linea ferroviaria”; ma poterebbero essere la Regione Marche, soggetti privati o altri in grado di sostenere la spesa che, secondo gli esperti, si avvicina ai 150 milioni.
Se invece lo studio dicesse che il ripristino non è possibile (costi enormi, problemi urbanistici, mancanza di sicurezza, attraversamento di centri densamente abitati, ecc.) si aprirebbe la strada a soluzioni alternative, in particolare ad una ciclovia all’interno della proprietà di RFI che ne avrebbe anche un grosso vantaggio: liberarsi di un bene che, come ha già dichiarato da tempo, non rappresenta “un asset su cui investire”.
L’iniziativa spetta ora soprattutto agli amministratori locali che, senza una chiara visione delle prospettive, non possono programmare l’urbanistica dei loro territori; in questo caso non conta l’appartenenza politica perché c’è in gioco l’equilibrato sviluppo di un vasto territorio finora bloccato dalle incertezze sul destino di una importante infrastruttura.
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22/5/2023
La lunga attesa
Lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino non arriva. Si sa che è stato completato da un paio d’anni, che ne esiste anche una sintesi e l’occasione giusta per rivelarne i contenuti era il convegno di Urbino di qualche settimana fa dedicato proprio alle ferrovie marchigiane. Invece, niente!
Questo studio può confermare o smentire un altro studio realizzato con le stesse finalità una ventina di anni fa da “Sviluppo Marche spa, Società con soci fondatori la Regione, il Consorzio delle Università marchigiane e l’Unione regionale delle Camere di commercio”, cioè i massimi livelli di competenza amministrativa, tecnica ed economica.
Si tratta di uno studio autorevole, accurato e complesso pagato da Regione, Provincia e vari Comuni (tra cui Pergola) che nei propri archivi ne hanno una copia, probabilmente mai consultata da politici e amministratori che hanno deciso di spendere ben 1.350.000 € per uno “nuovo”.
In attesa di sapere cosa dirà questo studio n. 2, vediamo cosa ha detto quello “vecchio”; nel frattempo sono passati molti anni, le condizioni della linea sono peggiorate, nessuno se n’è interessato, nel 2011 è stata chiusa definitivamente, mai è stata fatta regolare manutenzione, interi quartieri sono nati a pochi metri dai binari e sono diventate più rigide le misure di sicurezza. In sostanza, la nuova valutazione deve tener conto di una situazione molto più compromessa rispetto al passato.
Un quotidiano locale, nell’Aprile 2004, così ne ha sintetizzato le conclusioni: “Fateci una pista ciclabile – Non esistono le condizioni di carattere strutturale e finanziario perché la ferrovia Fano – Urbino possa essere rimessa in funzione“. Interessante anche leggere che già allora era previsto il grande sviluppo del cicloturismo ma soprattutto che le Ferrovie (non amministratori locali) avevano deciso di dismettere il tutto, visto che questa linea non rappresentava “un asset su cui investire”; una decisione evidentemente ignorata dall’attuale amministratrice delegata di RFI che, a differenza dei suoi predecessori, “attende il reperimento di risorse per il ripristino della linea ferroviaria”.
Le vie (ferrate) del Signore sono infinite ma serve la spinta che può venire solo dal nuovo studio di fattibilità tecnica ed economica; comunque, è bene ricordare che a proposito del ripristino, così si è espresso durante il convegno di Urbino il direttore della Fondazione FS, grande esperto di ferrovie: “quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere, le piste ciclabili si disegnano a lato. Il sedime c’è per entrambe”. Probabilmente così la pensa la grande maggioranza dei cittadini.
Lo studio Svim Marche spa è consultabile in
in particolare Studio di fattibilità: Parte II Ipotesi alternative e conclusioni (pag. 171)
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9/5/2023
Parole chiare
Sono quelle pronunciate a proposito della Fano Urbino dal Direttore della Fondazione FS intervenuto lo scorso Venerdì a Urbino nel convegno dal titolo “Marche sul binario giusto”; ecco cosa ha detto: “quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere”, le piste ciclabili “si disegnano a lato. Il sedime c’è per entrambe”; quindi, “la ciclabile si può fare”.
Esattamente quello che da sempre sostiene questo Comitato insieme a migliaia di cittadini.
Parole contraddittorie
Sono quelle pronunciate dell’Assessore regionale ai trasporti che da un lato conferma che è già stato realizzato lo studio di fattibilità del ripristino della ferrovia e dall’altro che “si attendono le risoluzioni delle interferenze”. Ma questo studio non dovrebbe dire proprio come si risolvono le interferenze, cioè gli incroci con 97 strade pubbliche e private? E inoltre, dovrebbe far sapere quali sono i costi complessivi, se può essere utilizzato il tracciato attuale per il trasporto pubblico locale, per quanti passeggeri e quali merci, se è prevista l’elettrificazione, ecc.
Dal convegno di Urbino emerge un altro dato deludente: dopo quasi due anni dalla conclusione dello studio di fattibilità, ancora non se ne prevede la pubblicazione! Perché a cittadini, amministrato e imprenditori viene negato il diritto di conoscere ciò che è stato pagato con soldi pubblici ? Forse perché vengono smontate teorie fantasiose e crollano tante promesse elettorali?
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29/4/2023
A proposito di volontà popolare sulla ex ferrovia Fano Urbino
Talora i cittadini vengono sbrigativamente “arruolati” da chi suppone di interpretarne la volontà; vediamo allora alcuni dati.
Nel 2012, pochi mesi dopo la dismissione della linea, il sondaggio di una società specializzata aveva documentato che prevaleva il numero di chi voleva di nuovo la ferrovia rispetto a chi preferiva trasformarla in pista ciclabile; più o meno il rapporto era di 4 a 3.
Un’analisi più approfondita descriveva però uno scenario diverso:
– la conversione in pista ciclabile incontrava il favore di chi risiedeva soprattutto nei Comuni posti sul tracciato della linea o ad una distanza di pochi chilometri;
– il ripristino della ferrovia piaceva soprattutto ai residenti nei restanti Comuni della provincia, spesso anche lontani.
Interessanti anche i dati di carattere socio-demografico, in particolare l’età: tra chi si esprimeva per un recupero della ferrovia si contavano soprattutto persone con più di 45 anni mentre quelli al di sotto erano i più propensi ad un suo smantellamento o abbandono.
A inizio 2021 su Change.org sono partite due petizioni; la prima chiedeva una ciclovia ai margini e quindi non sopra i binari, in modo da non compromettere un eventuale riutilizzo ferroviario; in poche settimane hanno firmato oltre 5.300 persone; l’altra chiedeva il ripristino della ferrovia e si è fermata a 946 firme! In sostanza, due anni fa il rapporto a favore della ciclovia era più di 5 a 1.
Per capire qual è il vero orientamento della pubblica opinione c’è anche un termometro molto sensibile: le elezioni. Nelle amministrative dell’Ottobre 2021, nessun candidato sindaco ha messo nel suo programma il ripristino della ferrovia; anzi, uno di loro voleva la pista ciclabile “prima possibile utilizzando tutto il sedime ferroviario, senza compromessi. Di conseguenza, “no” e poi “no” al ripristino di quella tratta ferrata”.
Ora sta zitto e fermo ma i voti li ha presi anche su questa base.
Il prossimo anno si voterà in altri Comuni della valle del Metauro e si vedranno i vari programmi ma è prevedibile un consenso ancora più ampio verso una ciclovia da realizzare nel posto più logico e conveniente, cioè ai margini dei binari abbandonati; continueranno anche le “conversioni” di chi si rende conto di cosa oggettivamente si può fare e conviene fare; tra questi anche politici e amministratori locali capaci di far prevalere il pragmatismo rispetto all’ideologia.
Nell’immagine, l’ampio spazio disponibile quasi dappertutto; vi si può realizzare in entrambi i sensi di marcia una corsia ciclabile, lasciare al centro i binari per un eventuale riuso ferroviario, inserire barriere di sicurezza rispetto a un treno turistico ed eliminare le occupazioni abusive.
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23/4/2023
Di chi è la colpa?
Ancora oggi, molti sono convinti che l’ex ferrovia Fano Urbino debba essere ripristinata perché sarebbe “integra” e indispensabile per il rilancio della valle del Metauro; pensano anche che la linea sia stata chiusa per colpa di alcuni personaggi, anche in concorso tra loro; praticamente ci sarebbe stato un complotto per danneggiare in particolare l’entroterra.
I “colpevoli” sarebbero:
⁃ un ministro socialista di 40 anni fa;
⁃ politici regionali e provinciali del passato;
⁃ sindaci incapaci;
⁃ padroni delle corriere;
⁃ pesaresi invidiosi;
⁃ attualmente, un partito (PD) che non governa né a livello nazionale né regionale;
⁃ genericamente, “i comunisti”.
Invece, secondo altri, la “colpa” sarebbe di fatti oggettivi.
Nello specifico di
⁃ un progetto di ferrovia militare nato già vecchio più di un secolo fa;
⁃ un servizio inesistente per i residenti nei centri collinari;
⁃ una società privata che nel 1932 è fallita per il cattivo investimento;
⁃ chi nel 1942 ha fatto riaprire da Mussolini una linea già dimostratasi inadeguata;
⁃ un bacino di utenza insufficiente;
⁃ collegamenti mancanti verso Umbria e Toscana;
⁃ la concorrenza di mezzi di trasporto più flessibili e meno costosi;
⁃ negli ultimi anni, il mancato stanziamento di almeno 150 milioni.
A tutto ciò va aggiunta RFI che ora sta valutando un ripristino che non ha mai voluto, come dimostrano i fatti: nel 1975 già voleva chiudere la linea che poi è stata sospesa dal servizio nel 1987; non ha mai fatto una vera manutenzione; ha lasciato crescere gli alberi sulla massicciata; ha venduto tutti i caselli; lascia nel degrado le ex stazioni; nel 2011 ha accettato la dismissione della ferrovia; non si è opposta alle edificazioni a contatto dei binari; l’ha cancellata dalla rete ferroviaria marchigiana; nel 2017 la voleva vendere a pezzi, eccetera.
Però, in perfetta contraddizione con quanto ha detto e fatto per decenni, ora attende “risorse per il ripristino della linea ferroviaria”
Quali sono i veri “colpevoli” della chiusura della Fano Urbino e dei problemi che condizionano un equilibrato sviluppo di tutta la valle del Metauro?
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12/4/2023
Le contraddizioni di RFI
Nasce da una discutibile interpretazione della legge sulle ferrovie turistiche il rifiuto di RFI di consentire al Comune di Fano di fare una ciclovia nei primi tre km dell’ex ferrovia metaurense.
Infatti, in nessuna parte di questa legge, la 128/2017, risulta un’automatica “classificazione ad uso turistico della linea dismessa Fano – Urbino”; tale classificazione avverrebbe solo “a condizione che” fossero finanziati il ripristino, la gestione, la manutenzione e la sicurezza della linea abbandonata da 36 anni; in pratica, bisogna avere a disposizione almeno 150 milioni che nessuno sa dove trovare.
Che questa non sia una ferrovia è dimostrato anche dal fatto che la linea non è presente nella rete ferroviaria marchigiana di RFI.
Di conseguenza:
– non sembra giustificato il divieto di realizzare lungo (non “sopra”) i binari una ciclovia di enorme importanza per il turismo e la sicurezza stradale;
– non è necessaria una nuova infrastruttura ciclabile che non può essere definita “ciclovia” in quanto non rispetta la legge 2/2018 ma soprattutto è in evidente contraddizione con il criterio di economicità enunciato nel “Progetto definitivo” della Ciclovia turistica del Metauro pubblicato dalla Regione Marche nel luglio 2021;
– sono male utilizzati fondi pubblici per un percorso che non garantisce altri criteri indispensabili per una ciclovia turistica quali sicurezza, flessibilità modale e attrattività;
– è prevedibile che numerosi cittadini si rivolgeranno alla Corte dei conti per opporsi ad espropri ritenuti non necessari.
Appare inoltre inefficace il riferimento di RFI al DPR 753/80, art. 60 che, per motivi di sicurezza pubblica, consente di ridurre l’ampiezza della fascia di rispetto ferroviario; infatti, nei sei anni intercorsi tra la dismissione (2011) e l’entrata in vigore della citata legge 128 (2017), lungo la linea si è costruito legittimamente anche a un paio di metri dai binari senza l’opposizione di RFI; difficile pensare che a tale distanza possa essere garantito il passaggio in sicurezza di un treno, visti anche problemi quali l’assenza di passaggi a livello, la mancanza di recinzioni, la presenza di animali indesiderati, l’invadenza della vegetazione spontanea, ecc.
I motivi di sicurezza addotti per negare la convivenza tra ciclovia e treno turistico non reggono per un altro motivo: il treno turistico viaggerebbe con velocità massima di 50 km/h e sarebbe dovunque separato dalla ciclovia con una barriera; invece nelle stazioni basta una semplice raccomandazione ad “allontanarsi dalla linea gialla” quando a brevissima distanza sfrecciano treni ad alta velocità.
Difficile capire anche il motivo per cui RFI oggi nega a Fano ciò che ha già consentito con prot. RM 79113 del 21/1/20: “il dispositivo adottato per separare il traffico ciclabile da quello ferroviario, in termini di distanza dalla più vicina rotaia, dovrà essere almeno pari ad 1,5 metri come previsto dalla Legge 191/74”; si tratta di una legge citata dalla stessa RFI e quindi non soggetta a una diversa interpretazione. Da sottolineare anche il fatto che il treno turistico sarebbe eventualmente presente solo per alcuni giorni l’anno e lascerebbe il sedime quasi sempre libero per altri usi.
Sorprende inoltre la differenza tra quanto RFI dichiara nelle sue pubblicazioni e quanto emerge dalla risposta fornita al Comune di Fano; infatti, da un lato si auspica che gli Enti locali si prendano cura dei percorsi fuori uso, come appunto la Fano Urbino, e dall’altro si nega un’autorizzazione già concesso in decine di casi simili.
Anche rinviare ogni decisione al “reperimento di risorse per il ripristino”, equivale a perpetuare abbandono, degrado e pericoli.
Sembra quindi che non esistano motivi fondati per impedire la realizzazione di una ciclovia ai margini dei binari in modo da non precludere eventuali riutilizzi da parte di efficienti mezzi di trasporto collettivo; una soluzione semplice e ragionevole che garantisce ancor di più “l’integrità lineare del tracciato” giustamente perseguita dalla stessa RFI.
Si spera infine che RFI abbia tenuto conto anche di quanto sopra riportato nell’elaborazione dello “studio di fattibilità per il ripristino della linea Fano – Urbino ad uso commerciale, inviato al MIT nel 2022 per le valutazioni di conseguenza”.
Spetta ora soprattutto ai sindaci, al di là della loro collocazione politica, fare rispettare una prerogativa di competenza comunale qual è la programmazione territoriale; non è indifferente sapere presto e con certezza se sul percorso attuale possa essere ripristinata o meno una ferrovia che da un secolo condiziona la vita di un’intera vallata.
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27/3/2023
Gli handicapp dell’orfanella
Alla cosiddetta Ciclovia turistica del Metauro, quella voluta dalla attuale Regione Marche, non bastava essere “figlia di nessuno”; questa creatura è anche piena di difetti, a cominciare dal nome, visto che non ha le caratteristiche per essere chiamata “Ciclovia”.
Esteticamente è inguardabile; infatti passa nei posti più improbabili; quanto poi ad essere attraente, è risultata subito antipatica a tutti, in particolare a chi subisce espropri molto discutibili.
In più, crescerà poco e male e saranno enormi i costi per farla camminare: ha bisogno del sostegno di un muro di cemento armato, di analisi approfondite, di nuovi ponti e gallerie, di spazio lungo strade trafficate, ecc.
Eppure, chi l’ha frettolosamente messa al mondo (e ora fa finta di niente) sapeva benissimo che non c’erano le condizioni per garantirle un’esistenza dignitosa!
Per non parlare dell’ostilità di chi deve ospitarla.
Però, lungo i binari abbandonati da 36 anni esiste la ciclovia alternativa: è bella, diritta, poco costosa e in grado di portare dovunque sicurezza stradale e crescita economica.
Per vederla nascere serve la pubblicazione dello studio, già pronto da un paio d’anni, che deve dire se può essere ripristinata l’ex ferrovia Fano Urbino e, in caso contrario, consentire il passaggio della vera Ciclovia turistica del Metauro.
Per questo, i primi a chiedere di sapere cosa dice lo studio dovrebbero essere i sindaci anche perché a loro spetta il compito di programmare lo sviluppo urbanistico della valle del Metauro.
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15/12/2023
Solo annunci
Due anni a mezzo fa, a proposito delle continue e inascoltate richieste di pubblicare lo studio di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia metaurense, un consigliere comunale di Fano ha annunciato che bisognava “aspettare, come più volte ribadito, i risultati dello studio” evitando “radicalismo” e avendo “più umiltà”; concludeva dicendo: “Purtroppo non c’è più sordo di chi non vuol sentire”. Da molto tempo questo consigliere non fa più sentire la sua voce a chi vorrebbe sentirla.
Quasi un anno fa un altro consigliere comunale ha annunciato che questo studio sarebbe stato pubblicato “a breve”. Da allora, nessuna notizia.
Più di sette mesi fa in un grande convegno è stato annunciato che, forse, lo studio sarebbe stato pubblicato … dal Governo nazionale, cioè praticamente mai.
Pochi giorni fa in un altro importante convegno è stato annunciato … niente!
Nel frattempo, senza grandi annunci, è avvenuto un fatto clamoroso: nel Consiglio comunale di Fermignano è stato approvato all’unanimità un documento a favore della pista ciclabile lungo i binari abbandonati da 37 anni; lo hanno votato anche i consiglieri che prima erano contrari, evidentemente perché si sono convinti che non è possibile il ritorno del treno; forse lo hanno saputo da chi ha visionato il famoso studio di fattibilità.
Tutto ciò premesso, è lecito pensare che questo studio sia tenuto nascosto perché non piace a chi lo ha voluto e pagato con soldi pubblici. Però, non pubblicarlo significa condannare tutta la valle del Metauro ad altri decenni di immobilismo, impedendo tra l’altro lo sviluppo di attività economiche che creano lavoro.
Ai Sindaci e alle Amministrazioni locali va bene così?
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2/12/2023
I due “anelli”
Nel Piano strategico 2032 approvato dalla Giunta regionale è compreso anche un “anello ferroviario” che già unisce “Ascoli-Porto d’Ascoli-Civitanova-Fabriano” e “dovrà agganciare la Orte-Falconara”.
In precedenza, questo “anello” era molto più ampio perché comprendeva la Fano Urbino da collegare alla Pergola Fabriano, già riattivata a fini turistici e, in prospettiva, anche commerciali; il tutto farebbe parte della “Subappennina Italica”, una linea interna che dovrebbe collegare alla Orte Falconara anche la valle del Metauro.
Nel Piano strategico 2032 della Fano Urbino non risultano tracce, nonostante se ne continui a sostenere il ripristino. Di questa esclusione non sono stati comunicati i motivi che pure interessano tantissimi cittadini, soprattutto quelli che rivogliono la ferrovia ed hanno creduto a promesse elettorali che non vengono mantenute, anche se ci sono tutte le condizioni favorevoli; infatti, c’è il sostegno della AD di RFI, della Regione Marche, di importanti associazioni economiche e culturali, di ingegneri ferroviari, ecc.; inoltre, qualcuno pensa che si possano ottenere finanziamenti dal PNRR e molti altri sono convinti che esista il riconoscimento di “ferrovia turistica” grazie alla legge 128/2017.
Oltretutto, secondo una mozione presentata pochi anni fa in Consiglio regionale, “la linea risulta completamente armata e integra per quanto riguarda l’armamento e le opere d’arte (ponti, gallerie, viadotti), sono intatte le stazioni, i binari di transito e di sosta, le banchine e i fabbricati accessori di stazione e il collegamento con la linea adriatica risulta ancora integro e funzionale”.
Pertanto, l’esclusione della Fano Urbino dal Piano strategico 2032 non sembra giustificabile; una spiegazione però ci sarebbe: si è preso atto che il suo ripristino non è possibile ma non lo si vuole dire. Per fare chiarezza le occasioni non mancano, come ad esempio qualche convegno, magari grazie allo studio di fattibilità del ripristino che da due anni aspetta invano di essere pubblicato.
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11/11/2023
A proposito di “Marche ciclabili”
C’è da restare stupefatti di fronte a quanto si legge, o non si legge, a proposito della mobilità dolce nel Piano delle infrastrutture della Regione Marche.
L’annunciata “pioggia di risorse da mettere a terra entro il 2027”, ben 100 milioni, farebbero pensare a chissà quale sviluppo della rete ciclabile regionale, peraltro già avviata nel 2012 con la legge 38; così non è, come dimostra anche il taglio di 400 milioni operato a livello nazionale in un settore, il cicloturismo, in grado di rilanciare anche l’economia in tempo di crisi. Un’operazione miope, perché evidentemente i fondi tagliati sono considerati una spesa inutile e non un vero e proprio investimento che, è dimostrato, rientra moltiplicato dopo pochi anni.
A parte i problemi creati nel resto delle Marche, in particolare il lungo rinvio del ponte sul fiume Tronto, per quanto riguarda la provincia di Pesaro Urbino non si fa alcun cenno al ponte sul Metauro che, come l’altro, garantirebbe la continuità del flusso cicloturistico lungo la costa dal Veneto alla Puglia; ed è noto che i cicloturisti (sono milioni quelli interessati all’Italia) si muovono anche in bassa stagione, cercano mete meno battute e spendono più degli altri.
La notizia più sorprendente si riferisce alla cosiddetta Ciclovia del Metauro: ben 9,5 milioni per fare i circa 9 km da Fano a Falcineto con un percorso strampalato e pericoloso che nessun cicloturista prenderebbe mai in considerazione; invece, con 4,5 milioni potevano essere già pronti i circa 17 km da Fano a Tavernelle lungo l’ex ferrovia metaurense, con la prospettiva di arrivare presto nell’entroterra urbinate dove sono già nate varie attività legate al turismo in bicicletta; purtroppo, questo progetto lungimirante non esiste nella programmazione regionale né si vedono segnali di pentimento, magari sulla base dello studio affidato a RFI che, se confermasse l’impossibilità di ripristinare la ferrovia, oltre a smentire tante promesse elettorali, aggiungerebbe nuovi chilometri alla rete ciclabile marchigiana. Da due anni, questo studio è tenuto accuratamente nascosto.
Il tutto nel silenzio di liste civiche, movimenti e partiti politici del territorio, tutti impegnati a guardarsi l’ombelico; nel frattempo, circola indisturbata la favola del treno che ogni giorno trasporterebbe migliaia di passeggeri e si perde l’occasione per realizzare una ciclovia fatta a regola d’arte, indispensabile per la sicurezza stradale e il rilancio economico della valle del Metauro.
Nell’immagine, un cespuglio di Frassino sulla massicciata ferroviaria; diventerà un grande albero, insieme a Roverelle, Aceri, Pioppi, Allori, ecc. già cresciuti grazie a circa 37 anni di abbandono della ferrovia.
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24/10/2023
Si sono perse le tracce della cosiddetta “Ciclovia Turistica del Metauro”.
Si tratta di quella progettata dalla Regione Marche su suggerimento di esperti di … treni; e si vede! Infatti, se realizzata, passerebbe a zig zag tra campi coltivati, zone industriali e lungo strade trafficate, scalando le colline, evitando il percorso più logico, ecc. Insomma, un’infrastruttura pericolosa, disagevole e non attrattiva, oltre che molto costosa, che non rispetta la legge nazionale 2/2018 e nessun cicloturista prenderebbe mai in considerazione.
Serve invece una ciclovia fatta a regola d’arte, cioè bella, sicura e attrezzata come per esempio quelle di Trentino, Veneto, Lombardia, ecc. per non parlare di Nord Europa.
Il posto c’è, si trova lungo l’ex ferrovia Fano Urbino, come indirettamente dimostrerà il famoso studio di fattibilità del ripristino della linea abbandonata da 36 anni; che si tratti di un’impresa impossibile l’ha in pratica dichiarato chi ha visionato lo studio ed ha riconosciuto che non è possibile far passare il treno in quartieri densamente popolati, anche a due/tre metri dalle abitazioni. Per questo motivo, chi ha promesso il ripristino della ferrovia non ha alcun interesse a pubblicare un documento che smentisce le sue fantasiose teorie.
E’ invece semplice realizzare lungo l’ex ferrovia non solo la vera Ciclovia Turistica del Metauro ma anche una pista pedonale ricoprendo con materiale stabilizzato lo spazio di circa 1,5 metri tra i binati, con ai margini una corsia ciclabile a destra e l’altra a sinistra; il tutto a costi e tempi irrisori.
Sta soprattutto alle forze politiche, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, decidere tra una distesa di rovi o una struttura ciclopedonale indispensabile per la sicurezza stradale e la valorizzazione turistica di tutta la valle del Metauro.
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5/10/2023
Buone novità sul fronte pista ciclabile.
Dopo che alcuni mesi fa il Comune di Fano ha avanzato a RFI la richiesta (inopportunamente respinta) di utilizzare i margini dell’ex ferrovia Fano Urbino per una pista ciclabile, la stessa richiesta è partita dagli amministratori comunali di Fermignano (all’unanimità) e Colli al Metauro (dalla minoranza); anche in altri Comuni, seppure in modo contraddittorio, si chiede la stessa cosa.
I motivi sono numerosi: avere un percorso ciclopedonale sicuro, alternativo alla pericolosa via Flaminia; rimediare al degrado causato dal disinteresse della proprietà; contrarietà a un treno che sfiorerebbe le abitazioni; mancanza di requisiti tecnici e di sicurezza del percorso ferroviario e costi insostenibili per ripristinarlo; ecc.
Nessuna novità sul fronte ferrovia.
Qualcosa ci si aspettava dopo che lo scorso maggio, nel convegno di Urbino, era stato rinnovato l’impegno di riattivare l’ex ferrovia, come richiedono anche vari politici, amministratori, presidenti, associazioni, esperti, ecc. Invece, tutto tace, con forte disappunto di chi ancora crede a questa promessa.
Soprattutto, ancora non si hanno notizie dello studio di fattibilità tecnico-economica per capire se è possibile riportare un treno sulla vecchia ferrovia; lo studio, costato ben 1.350.000 € di fondi pubblici, è pronto da un paio d’anni, giace in un cassetto del Ministero dei trasporti ma non viene pubblicato nonostante sia fondamentale per rivedere i PRG, per le esigenze di imprenditori, aziende e tantissimi cittadini. Il motivo della mancata pubblicazione non è stato comunicato.
Eppure, i suoi contenuti sono utili anche alla stessa Regione Marche che vuole somministrare una robusta “cura del ferro” in particolare alla valle del Metauro, in modo da completare un “anello ferroviario” tra costa ed entroterra. Però, attenzione: se la cura è sbagliata, può fare molti danni! Inoltre, sapere finalmente quale dovrà essere il destino di una infrastruttura che da un secolo condiziona la vita e l’economia di un vasto territorio, ha un altro vantaggio: porre fine a decenni di sterili polemiche.
Nell’immagine, un tratto abbastanza rappresentativo delle pessime condizioni dell’ex ferrovia: orti, piccole serre, vegetazione spontanea, traversine consunte, un condominio a ridosso dei binari e un frequentato attraversamento stradale; ciò nonostante, l’infrastruttura è utilizzata come percorso pedonale.
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17/9/2023
Cosa vuol dire “a condizione che”?
Vuol dire che una cosa si può fare solo se ci sono le condizioni. Altrimenti, non si può fare. Facciamo qualche esempio per farlo capire meglio.
Esempio 1
Se un genitore vuole regalare un giocattolo a un figlio, lo può fare “a condizione che” abbia i soldi per comprarlo.
Niente soldi? Niente giocattolo!
Esempio 2
Se un ex sindaco compare in un elenco di candidati alle elezioni comunali, è automaticamente di nuovo sindaco? No, lo è “a condizione che” vinca la competizione elettorale.
Niente vittoria alle elezioni? Niente sindaco!
Esempio 3
Se una legge, la 128/2017, contiene un elenco di ex ferrovie, tra cui la Fano Urbino, quest’ultima è automaticamente classificata come “ferrovia turistica”? No, solamente “a condizione che” rispetti una cosa fondamentale: il finanziamento per il ripristino, la gestione, la manutenzione e la sicurezza della linea.
Questi finanziamenti (alcune centinaia di milioni) non ci sono né sono previsti. Quindi, attualmente, non esiste alcuna ferrovia! Esiste solo un bene immobile che RFI ha abbandonato 36 anni fa. Lo dice (per 4 volte) la legge 128/2018; lo conferma la Lingua Italiana.
E contro la legge non si può andare!
Bisogna leggere meglio questa legge, in particolare là dove compaiono le seguenti parole: “a condizione che”; “se”; “ove”; “purché”.
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5/9/2023
Come distruggere un patrimonio collettivo
Si tratta dell’ex ferrovia Fano Urbino che, nonostante le sue pessime condizioni, merita di essere salvata anche perché ha enormi potenzialità di carattere economico, sociale e culturale: infatti, caso forse unico in Italia, per circa 50 km e senza sostanziali interruzioni unisce la costa all’entroterra, appartiene ad un’unica proprietà (RFI) che non è interessata al suo ripristino e potrebbe ospitare una dorsale di sottoservizi senza i condizionamenti che spesso rallentano o impediscono le opere; inoltre, in futuro la massicciata ferroviario, adeguatamente sistemata, potrebbe ospitare moderni mezzi di trasporto collettivo più efficienti e funzionali di un treno tradizionale. Nell’immediato, potrebbero nascere un lungo parco lineare attrezzato con punti di sosta e ristoro ed una ciclovia bella e sicura alternativa in particolare la pericolosa via Flaminia. Questo progetto era stato approvato da RFI, da quasi tutti i Comuni interessati ed era in buona parte finanziato.
Nel timore (infondato) che questa ciclovia prevista ai margini dei binari potesse provocare la “distruzione” dell’ex ferrovia, la Regione Marche ha cancellato questo progetto e ne ha inventato un altro decisamente strampalato che probabilmente non vedrà mai la luce perché, tra l’altro, costa moltissimo, non garantisce la sicurezza e obbliga ad espropriare tantissimi cittadini, alcuni dei quali hanno fatto ricorso alla Corte dei Conti. In effetti, di questo progetto regionale non si hanno più notizie.
Qual è risultato di questa scelta infelice? Di fatto, la definitiva “distruzione” di una infrastruttura che si vorrebbe salvare! Infatti: siccome l’ex ferrovia non rientra nella rete ferroviaria nazionale,
• è molto probabile che RFI, anche per liberarsi da un enorme carico di responsabilità, venderà a pezzi la linea, come già voleva fare nel 2017;
• renderà inaccessibili ponti, viadotti e gallerie sempre più a rischio crolli;
• mancherà una regolare manutenzione indirettamente garantita da una ciclovia lungo i binari;
• continuerà il degrado iniziato 36 anni fa;
• cadranno a pezzi gli ultimi edifici ferroviari delle stazioni già abbandonate da decenni;
• le radici degli alberi, infiltratesi in profondità, indeboliranno ancor di più la resistenza della massicciata ferroviaria;
• nasceranno altri orti, parcheggi, capanne, ecc.
• faranno festa sorci, bisce, calabroni e rovi.
Proprio un bel risultato per chi, pensando di salvarla, sta di fatto completando la “distruzione” di un’infrastruttura che invece potrebbe continuare a vivere sotto altre forme, conservando la memoria di ciò che per un secolo ha rappresentato per tutta la valle del Metauro,
In sostanza, un atto di vero e proprio autolesionismo!
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18/8/2023
Se non ora, quando?
Ora ci sono tutte le condizioni favorevoli per ripristinare l’ex ferrovia Fano Urbino; però è tutto fermo; eppure, si metterebbe fine a decenni di degrado e, per i politici, sarebbe un’ottima occasione per guadagnare tanti voti. Infatti:
• la legge 128/2017, secondo molti, avrebbe classificato la linea come ferrovia turistica;
• di conseguenza, sarebbe stata annullata la dismissione del 2011 e ripristinato il divieto di edificare ai margini dei binari;
• a livello nazione c’è un governo che sicuramente ascolta le richieste di una Regione “amica”;
• il governo regionale vuole una “cura del ferro” che riguarda anche la valle del Metauro;
• l’attuale amministratrice delegata di RFI è in attesa “delle risorse per il ripristino della linea ferroviaria”;
• una parlamentare nazionale ha speso un milione per il ripristino a scopo turistico;
• un assessore regionale ne ha aggiunti altri 350.000 per un “anello ferroviario” per trasportare non solo turisti ma anche merci e passeggeri;
• alcuni anni fa un consigliere regionale in una sua mozione ha scritto che l’ex ferrovia è “integra”;
• quasi tutti i partiti politici, di destra e di sinistra, vogliono ripristinare la linea;
• sono favorevoli i sindaci di almeno tre Comuni: Cartoceto, Colli al Metauro e Urbino;
• nelle Marche vogliono questa ferrovia soggetti molto competenti come gli ingegneri ferroviari, la CCIAA, Confcommercio, un’associazione di appassionati di ferrovie;
• molti cittadini rimpiangono il treno della loro giovinezza;
• pare che il ripristino costi poco, più o meno quanto un solo km di autostrada;
• il presidente della Fondazione FS, che si occupa di ferrovie turistiche storiche, dichiara che “il treno da e per Urbino va riattivato”;
• qualcuno è convinto che i finanziamenti possono arrivare anche dal PNRR;
• sui quotidiani locali e sui social continua una campagna di stampa a favore del ripristino della Fano Urbino.
Ma allora, perché i lavori non cominciano? Non bastano volontà, impegno, convegni, autorevoli sostegni, ecc.? Evidentemente no, per un motivo molto semplice: il vecchio tracciato non è riutilizzabile.
Lo sanno anche quelli che continuano a promettere il ripristino di questa ferrovia; però non lo dicono per paura delle reazioni di chi è stato illuso per decenni.
Indirettamente, la verità verrà fuori dai programmi elettorali delle prossime amministrative, quando nessun candidato parlerà della Fano Urbino.
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3/8/2023
“In autunno tutti in bici sulla ex ferrovia Fossato-Umbertide”, che “tornerà viva e fruibile, pur se in un’altra forma”, cioè come ciclovia.
Lo hanno detto in una conferenza stampa tenutasi a Gubbio lo scorso 27 luglio vari amministratori comunali, regionali e tecnici dell’Umbria che hanno aggiunto: “torneremo a riappropriarci di un pezzo di storia, e di territorio, che ci era stato sottratto e, soprattutto, lo renderemo fruibile per i tanti visitatori in cerca di un turismo slow, di un modo diverso, più lento, di vivere il territorio e di godere del verde dell’Umbria. La nuova ciclabile sarà anche un prezioso antidoto al mordi e fuggi, per noi e per tutta l’area interna”. E ancora: “C’è oggi un enorme interesse da parte del pubblico per le ciclabili”.
Il tratto in oggetto è parte della FAC, l’ex Ferrovia dell’Appennino Centrale che rientra nella ciclovia Fano Grosseto progettata dalla FIAB come “Bicitalia n. 18”. In Toscana sono abbastanza avanti; in Umbria, come si vede, si lavora non per ripristinare la ferrovia ma per realizzare un’infrastruttura di grande rilevanza turistica.
I problemi sono nelle Marche. Infatti, da Fossato di Vico e fino a Fossombrone la ciclovia ricalca la vecchia Flaminia, un tracciato a basso traffico che in più parti è una sorta di museo archeologico a cielo aperto.
E’ da Fossombrone a Fano che si blocca tutto a causa delle incomprensibili resistenze a far correre la ciclovia ai margini dell’ex ferrovia Fano-Urbino, nonostante siano evidenti gli enormi problemi a far riutilizzare da un treno il vecchio sedime che ha ponti e gallerie senza garanzie antisismiche e antincendio, binari che sfiorano le abitazioni, altissimi costi di ripristino, nessuno che si sia finora proposto per la sua gestione, ecc., oltretutto in un futuro non determinabile.
In definitiva, i nostri concorrenti lavorano per realizzare un’infrastruttura di grande rilevanza turistica; nelle Marche, in vista del traguardo, siamo fermi per aspettare un treno che forse non arriverà mai. A danno soprattutto di un entroterra che dallo sviluppo del cicloturismo avrebbe tutto da guadagnare.
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13/7/2023
Alcuni imprenditori non marchigiani volevano investire notevoli capitali nella valle del Metauro per realizzare servizi di vari tipi; per la loro collocazione ritenevano ottimale il percorso dell’ex ferrovia Fano Urbino, principalmente per due motivi: la linea ufficialmente dismessa è inutilizzata e avrebbero coinvolto un’unica proprietà, RFI, che avrebbe convenienza a disfarsene per evitare costi, responsabilità, proteste dei cittadini, ecc.; oltretutto, senza compromettere un eventuale ripristino ferroviario.
Allo scopo, nello scorso mese di Giugno questi imprenditori si sono recati a Roma, presso gli Uffici ministeriali competenti, per sapere a quali conclusioni è giunto lo studi di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia, visto che è concluso da un paio di anni; qualora fosse documentata l’impossibilità del riutilizzo ferroviario del percorso attuale, si aprirebbero interessanti possibilità di investimento.
Esito dei contatti a Roma? Zero! Nessuna informazione circa i contenuti dello studio, nonostante non ci siano motivi logici per non divulgarlo. Di conseguenza, nessun investimento e nessun nuovo posto di lavoro.
Altri imprenditori, questa volta marchigiani, sono pronti a investire nella valle del Metauro; vorrebbero però prima sapere cosa dice questo famoso studio che inciderà profondamente sui PRG dei Comuni di Fano, Cartoceto, Colli al Metauro, Montefelcino, Fossombrone e Urbino; lo vorrebbero sapere anche i rispettivi sindaci e decine di migliaia di cittadini stanchi di 36 anni di abbandono e degrado.
Quindi, tutto dipende dal sapere se l’ex ferrovia sarà ripristinata o no; però, da due anni tutto tace. Comunque, ogni tanto qualche informazione spunta qua e là, purtroppo non rassicurante.
Infatti, si dice che si ignora se lo studio “verrà pubblicato” (eppure contiene informazioni fondamentali); che la cosa dipende dal Governo nazionale (che ha ben altre priorità); che per un eventuale ripristino bisogna verificare “la possibilità di un finanziamento” (almeno 150 milioni che nessuno sa dove trovare); che, “probabilmente”, lo studio relativo al ripristino dell’ex ferrovia verrà pubblicato, “se decideranno di riattivarla”.
In sostanza, chi ha speso ben 1.350.000 euro per questo studio di fattibilità tecnica e finanziaria non lo pubblicherà mai. Perché?
Chi pagherà i danni arrecati all’economia, alla programmazione urbanistica e alla vivibilità di tutta la valle del Metauro?
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23/6/2023
La ministra del turismo ha dichiarato che in Italia il cicloturismo vale 7 miliardi di euro l’anno; sembra molto ma è appena circa un terzo rispetto alla Germania che per ottenere i suoi ottimi risultati ha fatto da tempo la cosa giusta: una fitta rete di ciclovie.
Nella valle del Metauro ci stiamo facendo del male perché qualcuno intende per “ciclovia” un percorso strampalato che nessun cicloturista, magari con bambini al seguito, prenderà mai in considerazione; e farà sapere in giro che è meglio andare altrove; addirittura, si stanno spendendo tanti soldi per fare espropri, suscitando le giuste reazioni di tantissimi cittadini, alcuni dei quali si sono rivolti alla Corte dei Conti.
Questo succede perché ancora si tiene chiuso in un cassetto lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino; nel caso fosse documentato che il ripristino non è possibile (enormi problemi urbanistici, tecnici, economici e di sicurezza) si aprirebbero le porte a una ciclovia che, per non precludere alcuna soluzione, correrebbe a fianco dei vecchi binari abbandonati da decenni.
Non fare questa scelta è un grave errore che il territorio pagherà a caro prezzo in un mercato molto competitivo; ad esempio, in Umbria e Abruzzo, regioni nostre concorrenti, si stanno raccogliendo i frutti di decisioni prese anni addietro, quando è stata prevista la trasformazione di ex ferrovie in apprezzate mete cicloturistiche: la Spoleto Norcia e la Ciclovia dei Trabocchi.
Sembra comunque che qualcosa stia cambiando tra i politici locali che si dicevano favorevoli, magari per motivi di bandiera, al ripristino della ex ferrovia Fano Urbino; un supporto potrebbero venire anche da loro, per esempio con richieste di accesso agli atti, anche perché sono stati spesi tanti soldi pubblici per uno studio “fantasma”, fermo da un paio di anni e difeso da un “muro di gomma” fatto di rinvii e rifiuti di pubblicazione.
Possibile che cittadini, amministratori pubblici e investitori privati (che ci sono) siano tenuti all’oscura di un documento fondamentale, una vera “chiave di volta” da cui tutto dipende?
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8/7/2023
Chi ha paura dello studio di fattibilità ?
In teoria, nessuno; anzi, tutti dovrebbero essere felici di sapere cosa dice uno studio che riguarda il ripristino dell’ex ferrovia Fano Urbino; in particolare la parlamentare che ha speso un milione di euro e l’assessore regionale che ne ha aggiunto altri 350.000 per sapere se è possibile ripristinare la linea a scopo turistico e commerciale.
Lo studio di fattibilità tecnica ed economica è pronto da un paio d’anni e dovrebbe anche far capire se questa infrastruttura dismessa può essere riutilizzata per un “anello ferroviario marchigiano” in cui credono la Regione Marche, la CCIAA, le associazioni degli autotrasportatori, gli ingegneri ferroviari, vari partiti politici, gli appassionati di treni, ecc.
Inoltre, lo aspettano i sindaci delle città attraversate dai binari, gli imprenditori che possono investire risorse e creare lavoro, decine di migliaia di residenti penalizzati da 36 anni di degrado, gli operatori turistici, le aziende agricole e commerciali, ecc.
Per questo, è necessario che tutti sappiano al più presto cosa dice questo studio; se dicesse che il ripristino è possibile, si vada avanti senza indugiare, definendo chi si farà carico della linea; probabilmente sarà RFI che è “in attesa delle determinazioni istituzionali circa il reperimento delle risorse per il ripristino della linea ferroviaria”; ma poterebbero essere la Regione Marche, soggetti privati o altri in grado di sostenere la spesa che, secondo gli esperti, si avvicina ai 150 milioni.
Se invece lo studio dicesse che il ripristino non è possibile (costi enormi, problemi urbanistici, mancanza di sicurezza, attraversamento di centri densamente abitati, ecc.) si aprirebbe la strada a soluzioni alternative, in particolare ad una ciclovia all’interno della proprietà di RFI che ne avrebbe anche un grosso vantaggio: liberarsi di un bene che, come ha già dichiarato da tempo, non rappresenta “un asset su cui investire”.
L’iniziativa spetta ora soprattutto agli amministratori locali che, senza una chiara visione delle prospettive, non possono programmare l’urbanistica dei loro territori; in questo caso non conta l’appartenenza politica perché c’è in gioco l’equilibrato sviluppo di un vasto territorio finora bloccato dalle incertezze sul destino di una importante infrastruttura.
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22/5/2023
La lunga attesa
Lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino non arriva. Si sa che è stato completato da un paio d’anni, che ne esiste anche una sintesi e l’occasione giusta per rivelarne i contenuti era il convegno di Urbino di qualche settimana fa dedicato proprio alle ferrovie marchigiane. Invece, niente!
Questo studio può confermare o smentire un altro studio realizzato con le stesse finalità una ventina di anni fa da “Sviluppo Marche spa, Società con soci fondatori la Regione, il Consorzio delle Università marchigiane e l’Unione regionale delle Camere di commercio”, cioè i massimi livelli di competenza amministrativa, tecnica ed economica.
Si tratta di uno studio autorevole, accurato e complesso pagato da Regione, Provincia e vari Comuni (tra cui Pergola) che nei propri archivi ne hanno una copia, probabilmente mai consultata da politici e amministratori che hanno deciso di spendere ben 1.350.000 € per uno “nuovo”.
In attesa di sapere cosa dirà questo studio n. 2, vediamo cosa ha detto quello “vecchio”; nel frattempo sono passati molti anni, le condizioni della linea sono peggiorate, nessuno se n’è interessato, nel 2011 è stata chiusa definitivamente, mai è stata fatta regolare manutenzione, interi quartieri sono nati a pochi metri dai binari e sono diventate più rigide le misure di sicurezza. In sostanza, la nuova valutazione deve tener conto di una situazione molto più compromessa rispetto al passato.
Un quotidiano locale, nell’Aprile 2004, così ne ha sintetizzato le conclusioni: “Fateci una pista ciclabile – Non esistono le condizioni di carattere strutturale e finanziario perché la ferrovia Fano – Urbino possa essere rimessa in funzione“. Interessante anche leggere che già allora era previsto il grande sviluppo del cicloturismo ma soprattutto che le Ferrovie (non amministratori locali) avevano deciso di dismettere il tutto, visto che questa linea non rappresentava “un asset su cui investire”; una decisione evidentemente ignorata dall’attuale amministratrice delegata di RFI che, a differenza dei suoi predecessori, “attende il reperimento di risorse per il ripristino della linea ferroviaria”.
Le vie (ferrate) del Signore sono infinite ma serve la spinta che può venire solo dal nuovo studio di fattibilità tecnica ed economica; comunque, è bene ricordare che a proposito del ripristino, così si è espresso durante il convegno di Urbino il direttore della Fondazione FS, grande esperto di ferrovie: “quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere, le piste ciclabili si disegnano a lato. Il sedime c’è per entrambe”. Probabilmente così la pensa la grande maggioranza dei cittadini.
Lo studio Svim Marche spa è consultabile in
in particolare: Studio di fattibilità: Parte II Ipotesi alternative e conclusioni (pag. 171)
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9/5/2023
Parole chiare
Sono quelle pronunciate a proposito della Fano Urbino dal Direttore della Fondazione FS intervenuto lo scorso Venerdì a Urbino nel convegno dal titolo “Marche sul binario giusto”; ecco cosa ha detto: “quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere”, le piste ciclabili “si disegnano a lato. Il sedime c’è per entrambe”; quindi, “la ciclabile si può fare”. Esattamente quello che da sempre sostiene questo Comitato insieme a migliaia di cittadini.
Parole contraddittorie
Sono quelle pronunciate dell’Assessore regionale ai trasporti che da un lato conferma che è già stato realizzato lo studio di fattibilità del ripristino della ferrovia e dall’altro che “si attendono le risoluzioni delle interferenze”. Ma questo studio non dovrebbe dire proprio come si risolvono le interferenze, cioè gli incroci con 97 strade pubbliche e private? E inoltre, dovrebbe far sapere quali sono i costi complessivi, se può essere utilizzato il tracciato attuale per il trasporto pubblico locale, per quanti passeggeri e quali merci, se è prevista l’elettrificazione, ecc.
Dal convegno di Urbino emerge un altro dato deludente: dopo quasi due anni dalla conclusione dello studio di fattibilità, ancora non se ne prevede la pubblicazione! Perché a cittadini, amministrato e imprenditori viene negato il diritto di conoscere ciò che è stato pagato con soldi pubblici ? Forse perché vengono smontate teorie fantasiose e crollano tante promesse elettorali?
Nell’immagine, l’ex ferrovia in zona Calcinelli; evidente l’uso pedonale già da tempo acquisito; adeguatamente sistemato, il tracciato potrebbe ospitare una ciclovia fin da subito; un domani, se e quando ci saranno le condizioni, potrebbe convivere con un mezzo di trasporto collettivo moderno e funzionale.
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29/4/2023
A proposito di volontà popolare sulla ex ferrovia Fano Urbino
Talora i cittadini vengono sbrigativamente “arruolati” da chi suppone di interpretarne la volontà; vediamo allora alcuni dati.
Nel 2012, pochi mesi dopo la dismissione della linea, il sondaggio di una società specializzata aveva documentato che prevaleva il numero di chi voleva di nuovo la ferrovia rispetto a chi preferiva trasformarla in pista ciclabile; più o meno il rapporto era di 4 a 3.
Un’analisi più approfondita descriveva però uno scenario diverso:
– la conversione in pista ciclabile incontrava il favore di chi risiedeva soprattutto nei Comuni posti sul tracciato della linea o ad una distanza di pochi chilometri;
– il ripristino della ferrovia piaceva soprattutto ai residenti nei restanti Comuni della provincia, spesso anche lontani.
Interessanti anche i dati di carattere socio-demografico, in particolare l’età: tra chi si esprimeva per un recupero della ferrovia si contavano soprattutto persone con più di 45 anni mentre quelli al di sotto erano i più propensi ad un suo smantellamento o abbandono.
A inizio 2021 su Change.org sono partite due petizioni; la prima chiedeva una ciclovia ai margini e quindi non sopra i binari, in modo da non compromettere un eventuale riutilizzo ferroviario; in poche settimane hanno firmato oltre 5.300 persone; l’altra chiedeva il ripristino della ferrovia e si è fermata a 946 firme! In sostanza, due anni fa il rapporto a favore della ciclovia era più di 5 a 1.
Per capire qual è il vero orientamento della pubblica opinione c’è anche un termometro molto sensibile: le elezioni. Nelle amministrative dell’Ottobre 2021, nessun candidato sindaco ha messo nel suo programma il ripristino della ferrovia; anzi, uno di loro voleva la pista ciclabile “prima possibile utilizzando tutto il sedime ferroviario, senza compromessi. Di conseguenza, “no” e poi “no” al ripristino di quella tratta ferrata”.
Ora sta zitto e fermo ma i voti li ha presi anche su questa base.
Il prossimo anno si voterà in altri Comuni della valle del Metauro e si vedranno i vari programmi ma è prevedibile un consenso ancora più ampio verso una ciclovia da realizzare nel posto più logico e conveniente, cioè ai margini dei binari abbandonati; continueranno anche le “conversioni” di chi si rende conto di cosa oggettivamente si può fare e conviene fare; tra questi anche politici e amministratori locali capaci di far prevalere il pragmatismo rispetto all’ideologia.
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23/4/2023
Di chi è la colpa?
Ancora oggi, molti sono convinti che l’ex ferrovia Fano Urbino debba essere ripristinata perché sarebbe “integra” e indispensabile per il rilancio della valle del Metauro; pensano anche che la linea sia stata chiusa per colpa di alcuni personaggi, anche in concorso tra loro; praticamente ci sarebbe stato un complotto per danneggiare in particolare l’entroterra. I “colpevoli” sarebbero:
⁃ un ministro socialista di 40 anni fa;
⁃ politici regionali e provinciali del passato;
⁃ sindaci incapaci;
⁃ padroni delle corriere;
⁃ pesaresi invidiosi;
⁃ attualmente, un partito (PD) che non governa né a livello nazionale né regionale;
⁃ genericamente, “i comunisti”.
Invece, secondo altri, la “colpa” sarebbe di fatti oggettivi.
Nello specifico di
⁃ un progetto di ferrovia militare nato già vecchio più di un secolo fa;
⁃ un servizio inesistente per i residenti nei centri collinari;
⁃ una società privata che nel 1932 è fallita per il cattivo investimento;
⁃ chi nel 1942 ha fatto riaprire da Mussolini una linea già dimostratasi inadeguata;
⁃ un bacino di utenza insufficiente;
⁃ collegamenti mancanti verso Umbria e Toscana;
⁃ la concorrenza di mezzi di trasporto più flessibili e meno costosi;
⁃ negli ultimi anni, il mancato stanziamento di almeno 150 milioni.
A tutto ciò va aggiunta RFI che ora sta valutando un ripristino che non ha mai voluto, come dimostrano i fatti: nel 1975 già voleva chiudere la linea che poi è stata sospesa dal servizio nel 1987; non ha mai fatto una vera manutenzione; ha lasciato crescere gli alberi sulla massicciata; ha venduto tutti i caselli; lascia nel degrado le ex stazioni; nel 2011 ha accettato la dismissione della ferrovia; non si è opposta alle edificazioni a contatto dei binari; l’ha cancellata dalla rete ferroviaria marchigiana; nel 2017 la voleva vendere a pezzi, eccetera.
Però, in perfetta contraddizione con quanto ha detto e fatto per decenni, ora attende “risorse per il ripristino della linea ferroviaria”
Quali sono i veri “colpevoli” della chiusura della Fano Urbino e dei problemi che condizionano un equilibrato sviluppo di tutta la valle del Metauro?
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12/4/2023
Le contraddizioni di RFI
Nasce da una discutibile interpretazione della legge sulle ferrovie turistiche il rifiuto di RFI di consentire al Comune di Fano di fare una ciclovia nei primi tre km dell’ex ferrovia metaurense.
Infatti, in nessuna parte di questa legge, la 128/2017, risulta un’automatica “classificazione ad uso turistico della linea dismessa Fano – Urbino”; tale classificazione avverrebbe solo “a condizione che” fossero finanziati il ripristino, la gestione, la manutenzione e la sicurezza della linea abbandonata da 36 anni; in pratica, bisogna avere a disposizione almeno 150 milioni che nessuno sa dove trovare.
Che questa non sia una ferrovia è dimostrato anche dal fatto che la linea non è presente nella rete ferroviaria marchigiana di RFI.
Di conseguenza:
– non sembra giustificato il divieto di realizzare lungo (non “sopra”) i binari una ciclovia di enorme importanza per il turismo e la sicurezza stradale;
– non è necessaria una nuova infrastruttura ciclabile che non può essere definita “ciclovia” in quanto non rispetta la legge 2/2018 ma soprattutto è in evidente contraddizione con il criterio di economicità enunciato nel “Progetto definitivo” della Ciclovia turistica del Metauro pubblicato dalla Regione Marche nel luglio 2021;
– sono male utilizzati fondi pubblici per un percorso che non garantisce altri criteri indispensabili per una ciclovia turistica quali sicurezza, flessibilità modale e attrattività;
– è prevedibile che numerosi cittadini si rivolgeranno alla Corte dei conti per opporsi ad espropri ritenuti non necessari.
Appare inoltre inefficace il riferimento di RFI al DPR 753/80, art. 60 che, per motivi di sicurezza pubblica, consente di ridurre l’ampiezza della fascia di rispetto ferroviario; infatti, nei sei anni intercorsi tra la dismissione (2011) e l’entrata in vigore della citata legge 128 (2017), lungo la linea si è costruito legittimamente anche a un paio di metri dai binari senza l’opposizione di RFI; difficile pensare che a tale distanza possa essere garantito il passaggio in sicurezza di un treno, visti anche problemi quali l’assenza di passaggi a livello, la mancanza di recinzioni, la presenza di animali indesiderati, l’invadenza della vegetazione spontanea, ecc.
I motivi di sicurezza addotti per negare la convivenza tra ciclovia e treno turistico non reggono per un altro motivo: il treno turistico viaggerebbe con velocità massima di 50 km/h e sarebbe dovunque separato dalla ciclovia con una barriera; invece nelle stazioni basta una semplice raccomandazione ad “allontanarsi dalla linea gialla” quando a brevissima distanza sfrecciano treni ad alta velocità.
Difficile capire anche il motivo per cui RFI oggi nega a Fano ciò che ha già consentito con prot. RM 79113 del 21/1/20: “il dispositivo adottato per separare il traffico ciclabile da quello ferroviario, in termini di distanza dalla più vicina rotaia, dovrà essere almeno pari ad 1,5 metri come previsto dalla Legge 191/74”; si tratta di una legge citata dalla stessa RFI e quindi non soggetta a una diversa interpretazione. Da sottolineare anche il fatto che il treno turistico sarebbe eventualmente presente solo per alcuni giorni l’anno e lascerebbe il sedime quasi sempre libero per altri usi.
Sorprende inoltre la differenza tra quanto RFI dichiara nelle sue pubblicazioni e quanto emerge dalla risposta fornita al Comune di Fano; infatti, da un lato si auspica che gli Enti locali si prendano cura dei percorsi fuori uso, come appunto la Fano Urbino, e dall’altro si nega un’autorizzazione già concesso in decine di casi simili.
Anche rinviare ogni decisione al “reperimento di risorse per il ripristino”, equivale a perpetuare abbandono, degrado e pericoli.
Sembra quindi che non esistano motivi fondati per impedire la realizzazione di una ciclovia ai margini dei binari in modo da non precludere eventuali riutilizzi da parte di efficienti mezzi di trasporto collettivo; una soluzione semplice e ragionevole che garantisce ancor di più “l’integrità lineare del tracciato” giustamente perseguita dalla stessa RFI.
Si spera infine che RFI abbia tenuto conto anche di quanto sopra riportato nell’elaborazione dello “studio di fattibilità per il ripristino della linea Fano – Urbino ad uso commerciale, inviato al MIT nel 2022 per le valutazioni di conseguenza”.
Spetta ora soprattutto ai sindaci, al di là della loro collocazione politica, fare rispettare una prerogativa di competenza comunale qual è la programmazione territoriale; non è indifferente sapere presto e con certezza se sul percorso attuale possa essere ripristinata o meno una ferrovia che da un secolo condiziona la vita di un’intera vallata.
