1996
Viene lanciata l’idea di realizzare una pista ciclabile sulla massicciata della ferrovia, all’epoca non più utilizzata da oltre 9 anni; a cura di tecnici di una importante società impegnata a livello internazionale, viene elaborato un computo metrico in base al quale i costi di una pista ciclabile vengono calcolati in 6,5 miliardi di lire.
https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/opere-specialistiche/scheda/10778.html
La proposta nasce innanzitutto per offrire un’alternativa sicura alle strade trafficate e pericolose, in particolare la via Flaminia lungo la quale, pur in assenza di adeguate protezioni, sono costretti a passare numerosissimi ciclisti e pedoni, spesso vittime di incidenti anche gravi.

2003
Nel novembre 2003 viene pubblicata “Una strategia di valorizzazione della linea Fano-Urbino”, uno studio che la Regione Marche aveva affidato a SVIM, Sviluppo Marche spa; le conclusioni di tale studio sono state già riportate nelle pagine precedenti ma qui vengono ribadite per comodità di chi legge; viene considerato “non realistica nel breve-medio periodo l’ipotesi di ripristino della linea ferroviaria Fano/Urbino” per una serie di motivi:
1) “le condizioni del sedime si presentano con un elevato degrado…”
2) “il percorso della linea Fano/Urbino attraversa ambiti densamente antropizzati …”
3) “il costo di rifacimento delle infrastrutture e l’acquisto del materiale rotabile, a prescindere dall’eventuale elettrificazione della linea che non è stata conteggiata, porta ad un impegno di poco inferiore ai 150 miliardi delle vecchie lire. Ad esse andrebbero aggiunti gli oneri di gestione annuale che ovviamente non sarebbero coperti che in parte dai ricavi dei biglietti e degli abbonamenti…”
4) “l’orientamento delle FS appare essere chiaro: la linea costituisce un asset da dismettere e certamente non un asset su cui investire…”.
5) “l’onere complessivo di tutta l’operazione dunque deve fare riferimento al Bilancio regionale (e/o eventualmente degli Enti Locali), cui compete ormai la responsabilità di programmare e di finanziare il trasporto locale…”
6) “non si possono certo ipotizzare infine eventuali strade basate sul concorso privato all’investimento …”
Per le alternative rispetto alla riattivazione della tratta, lo stesso studio SVIM dice: “Per ora resta di attualità la pista ciclabile che vede convergere su tale ipotesi molte buoni ragioni, come ad esempio:
– la tipologia del tracciato che permette una buona percorribilità da parte dei ciclisti (per quanto riguarda il tipo delle pendenze da affrontare, gli incroci con strade e con centri abitati, ecc.);
– il significativo richiamo di tipo paesaggistico che il percorso offre a chi ama spostarsi con la bicicletta;
– la possibilità di sfruttare altre piste ciclabili, con le quali realizzare connessioni che valorizzano la proposta qui discussa;
– l’opportunità di godere di zone di attraversamento urbano di richiamo paesaggistico e culturale;
– il livello decisamente più contenuto dei costi di adattamento e di gestione del tracciato, rispetto a qualsiasi soluzione riportabile al treno o ad altre soluzioni tecniche;
– la crescente domanda di turismo naturalistico e culturale che si sta estendendo anche al di là dei comportamenti di nicchia, con un interessamento crescente di fasce più ampie di popolazione e di gruppi familiari.”
https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/opere-specialistiche/scheda/12367.html
Il Resto del Carlino del 16/11/2001
Corriere Adriatico del 16/4/2004
2010
Il 3 dicembre 2010, nel corso di un incontro pubblico a Calcinelli di Saltara, viene illustrata la proposta avanzata da privati cittadini di ricavare lungo i binari una pista ciclopedonale comprensiva di una dorsale tecnologica con fibra ottica, cavi elettrici e nuove tubature idriche; risultava infatti che la rete idrica esistente aveva perdite consistenti, frequenti rotture e parti ancora in cemento amianto.
Sottocchio del 10/12/2010
2011
Nel 2011 viene pubblicato da FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) il libro “Dalla rotaia alla bici. Indagine sulle ferrovie dismesse, recuperate all’uso ciclistico”, in cui sono descritte 42 linee ferroviarie italiane dismesse al cui modello si ispira il progetto di trasformazione della Fano Urbino.
http://www.fiab.info/download/Fiab_DalleRotaieAlleBici_Full_optimized.pdf
2012
Il 19/1/2012, a cura di una società di ricerche sociali viene pubblicato il seguente risultato di un sondaggio sul destino della ferrovia Fano-Urbino:
Il clima d’opinione sul destino della linea ferroviaria Fano-Urbino è diviso: il 44% dei rispondenti vorrebbe ripristinarla, il 30% convertirla in una pista ciclabile. Senza essere in grado di fornire pareri informati o esperti (gli aspetti strategici, infrastrutturali, turistici e di sostenibilità economica della questione sfuggono alle valutazioni dei più), la maggioranza dei cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino manifesta apprezzamento per l’idea di un recupero della Fano-Urbino.
http://it-it.facebook.com/media/set/?set=a.301400599912643.83004.301240153262021&type=1
Un’analisi più approfondita dei dati, descrive però uno scenario distonico per il quale chi potrebbe essere direttamente interessato al ripristino della ferrovia si esprime per una sua conversione in pista ciclabile e, viceversa, chi non è direttamente coinvolto ne auspica un recupero. Disaggregando i dati in base alla zona di residenza, emergono infatti due chiare tendenze:
– la conversione in pista ciclabile incontra il favore di chi risiede soprattutto nei comuni posti sul tracciato della linea o ad una distanza di pochi chilometri da essa (la maggior parte dei comuni della valle del Metauro). Si tratta di cittadini che percepiscono la ciclabile come una reale opzione di spostamento per tratte brevi o brevissime;
– il ripristino della ferrovia, invece, piace soprattutto ai residenti nei restanti comuni della provincia, spesso anche lontani. Non si può, poi, sottovalutare il fatto che tra i due schieramenti emergono significative differenze di carattere socio-demografico:
– tra chi si esprime per un recupero della ferrovia si contano soprattutto over 45 e individui con basso livello di scolarità; – gli individui under 45 sono i più propensi ad un suo smantellamento o abbandono;
– coloro che dichiarano un titolo di studio medio o alto (diploma di scuola media superiore o laurea) si esprimono, più degli altri, per una conversione in pista ciclabile.
https://www.consiglio.marche.it/banche_dati_e_documentazione/atti_di_indirizzo_e_controllo/mozioni/pdf/moz17_10.pdf
2012
Viene pubblicata la legge regionale delle Marche n. 38: “Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica”, che tra l’altro prevede
La creazione di una rete interconnessa, protetta e dedicata, di itinerari ciclabili e ciclopedonali attraverso località di valore ambientale, paesaggistico, culturale e turistico anche con la creazione di una rete di punti di ristoro” (art. 2, comma b), e la riconversione in percorsi ciclabili e ciclopedonali delle aree di sedime delle tratte ferroviarie dismesse o in disuso (art. 3, comma 2).
https://federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?artid=21432
2017
Nel gennaio 2017, a conferma del disinteresse della proprietà nei confronti della linea dismessa, viene tentata la vendita di una porzione del tracciato ferroviario posto nei pressi della stazione di Fano. La vendita di questa porzione e di tante altre a cui erano interessati centinaia di persone, viene impedita dalla Regione Marche per evitare che fossero precluse entrambe le opzioni: riattivazione della linea o trasformazione in ciclovia; già in precedenza in Consiglio regionale erano state approvate due mozioni per impedire lo spezzettamento della tratta e garantire la sua conservazione in mano pubblica.
Il Resto del Carlino del 26/1/2017
2020
Il 13 febbraio 2020 viene presentato il Progetto di fattibilità tecnico economica della ciclovia del Metauro commissionato dalla Regione Marche; tale progetto prevede di realizzare, grazie a un finanziamento europeo a fondo perduto di 4,5 milioni, il percorso ciclabile lungo il sedime di proprietà RFI a 1,5 m dai binari da Fano a Tavernelle (circa 17 km); a dimostrazione che non viene precluso un eventuale ritorno del treno, è prevista la conservazione di binari e traversine esistenti, separati dalla pista ciclabile in legno o metallo e senza appoggi in cemento armato.
Corriere Adriatico 15/2/2020

Oltre ad un percorso turistico in sede propria e fino a Fermignano sostanzialmente pianeggiante, la ciclovia consentirebbe di realizzare:
- il collegamento tra quartieri, in alternativa alle trafficate vie locali e in particolare la pericolosa Flaminia;
- un parco lineare, grazie alla riqualificazione del verde esistente;
- un “percorso salute” con attrezzi ginnici;
- punti di sosta per attività artigianali e commerciali e momenti di socializzazione;
- una dorsale tecnologica per fibra ottica, cavidotti elettrici, tubature idriche moderne ed efficienti, ecc.
- il collegamento con le ciclovie che stanno nascendo nell’entroterra;
- il collegamento con la rete nazionale Bicitalia;
- il collegamento con la rete europea Eurovelo;

Negli ultimi tempi si è sviluppata una diffusa progettualità a scala nazionale che ha trovato un primo importante momento di sintesi nel programma per la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica sovraregionale, sistematizzata negli itinerari del progetto “Bicitalia – La Rete Ciclabile Nazionale” poi ricondotto entro l’alveo della L. n. 2/2018.
Bicitalia rappresenta un network di grande respiro, di dimensione sovra-regionale e di collegamento con i Paesi confinanti, sul modello delle diverse reti ormai realizzate con successo in diverse parti d’Europa, come ricomprese negli itinerari “Eurovelo“. A questo proposito l’interconnessione valliva del Metauro costituisce un affluente della Ciclovia Adriatica, l’unica nella Rete Ciclabile Nazionale Bicitalia a transitare nelle Marche.
https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/opere-specialistiche/scheda/12530.html
2020
Nel novembre 2020 la nuova Giunta della Regione Marche ricusa il progetto già finanziato di pista ciclabile lungo i binari, nel timore che la sua realizzazione impedisca il ripristino della linea ferrata; preannuncia per i mesi successivi un percorso alternativo che farebbe riferimento a strade già esistenti o a percorsi da realizzare anche grazie ad espropri di terreni privati.
Corriere Adriatico del 16/11/2020
In particolare, si ritiene possibile il passaggio di un treno per il trasposto pubblico locale sullo stesso tracciato, nonostante la presenza di edifici nuovi o ristrutturati a pochissimi metri dai binari, come veri condomini di più piani e i caselli ex ferroviari diventati abitazioni private.

Inoltre, viene trascurato il fatto che, con la dismissione della linea, non può essere considerato in vigore il DPR 753/80 che tra l’altro prevede una fascia di rispetto ferroviario di 30 m dai binari.
2020
A dicembre 2020 nasce “Urbino link”, biglietto unico treno + bus per raggiungere la città ducale in modo rapido, economico e sostenibile. Un unico biglietto, acquistabile da tutti i canali Trenitalia. Il servizio è stato attivato grazie alla collaborazione tra Trenitalia e Adriabus, con la partnership della Regione Marche.
Corriere Adriatico del 8/12/2020
2021
A inizio 2021 sono raccolte oltre 5.400 firme per sollecitare la realizzazione della pista ciclabile secondo il progetto già finanziato con 4,5 milioni.
Una simile raccolta firme, però per chiedere il ripristino della ferrovia, non raggiunge le 1000 unità.

2021
A metà febbraio 2021 la Regione Marche presenta agli amministratori dei comuni interessati (Fano, Cartoceto e Colli al Metauro) le linee essenziali di un nuovo tracciato della pista ciclabile, distanziato dai binari anche in maniera molto consistente.
Periodicamente riprendono campagne di stampa a favore di entrambe le ipotesi di riutilizzo della linea dismessa di cui comunque continua il degrado; non mancano iniziative da parte dei cittadini che provvedono autonomamente alla pulizia dei binari invasi dalla vegetazione spontanea.

2021
Nel mese di luglio 2021 la Regione Marche invia ai comuni di Fano, Cartoceto, Colli al Metauro, Montefelcino e Fossombrone il “Progetto definitivo” della “Ciclovia turistica del Metauro” che suscita notevoli perplessità perché tra l’altro non rispetta le caratteristiche che la legge nazionale 2/2018 prevede per una “ciclovia” che dovrebbe essere sicura, agevole e a doppio senso di marcia.
Il percorso ipotizzato risulta infatti disarticolato, pericoloso, lungo strade, stradine e campi coltivati, e più lungo del necessario, per niente attrattivo per cicloturisti magari con bambini al seguito.
Prevedibili anche contenziosi lunghi e complessi per gli espropri, visto che difficilmente potrebbe essere riconosciuta la pubblica utilità a causa dell’esistenza di un percorso utile allo scopo ai margini dei binari.
Il Resto del Carlino del 27/9/2021

2021
Nella campagna elettorale del 3 e 4 ottobre 2021 non risulta che nei programmi elettorali delle liste in competizione nei centri in cui si vota (Colli al Metauro, Fossombrone e Fermignano) sia stata inserita la riattivazione dell’ex ferrovia metaurense.
Al contrario, più o meno esplicitamente è la ciclovia ai margini dei binari, o addirittura su “tutto il sedime ferroviario, senza compromessi”.
Idem nella campagna elettorale del giugno 2024 che ha interessato i Comuni di Fano, Cartoceto e Urbino.
